Figli di un vitello? No grazie! Anno 201

Ricordando la prima lettura di ieri che raccontava quanto è successo al popolo di Israele nel deserto con la costruzione del “vitello d’oro”, anche noi, in cammino in questo deserto della vita e in particolare giunti a metà della quaresima, fermiamoci un attimo per verificare un po’ a che punto siamo per non lasciarci tentare dai nostri piccoli vitelli d’oro….

Ecco l’importanza di questo momento tranquillo e disteso di preghiera, che prolunga in noi la Grazia della messa della domenica.

Ecco l’importanza di questo dialogo con il Padre e dell’ascolto della Parola per poter conoscere la verità e per diventare liberi proprio come ci suggeriva Gesù nel Vangelo di ieri.

Gesù parlava a “quei Giudei che gli avevano creduto…..” meno male che gli avevano creduto, sappiamo bene come va a finire questa pagina di Vangelo!

Forse anche noi troppe volte presupponiamo di credere e ci costruiamo una fede a nostra immagine e ci lasciamo vincere dalla tentazione del “vitello d’oro”.

Siamo qui davanti al Signore che ci si manifesta nella semplicità e povertà di un pezzetto di pane che è più importante di tutto l’oro che lo circonda.

La preghiera è un momento importante in cui noi, figli, ci mettiamo di fronte al Padre e dialoghiamo con Lui, riceviamo da Lui la luce per camminare sulla sua strada, per rinnovare la nostra fede e per ricevere la forza della verità per affrontare le bugie e le falsità del demonio.

Anche Gesù si ritirava spesso a parlare con il Padre. Se lo faceva Lui, quanto più noi abbiamo bisogno di fare questi momenti di silenzio e di ascolto!

E quale preghiera più bella possiamo fare se non quella che ci ha insegnato Gesù stesso, la preghiera dei figli che si rivolgono al Papà!

Prova a ripetere il Padre nostro, con calma, parola per parola, pensando al significato di ogni parola, lasciandoti guidare dallo Spirito Santo che è in te, scoprirai la bellezza e la grandezza di questa bella preghiera.

È la preghiera del Figlio che si affida al Papà, che si riconosce fratello di tanti altri, che sa che la sua casa è nei cieli e che l’essere figli di Dio comporta l’essere santi e cioè diversi da tutto quanto c’è intorno, pieni di luce e di amore.

È la preghiera di chi ha capito che la volontà del Padre è il nostro unico bene, la fonte della nostra gioia, di chi sa che tutto viene da Lui ed è un dono che si rinnova giorno dopo giorno.

È la preghiera di chi si sente amato e perdonato infinitamente da Lui e che quindi è pronto ad allargare il proprio cuore nei confronti dei fratelli perché possa accogliere ed essere riempito sempre di più dal Suo amore e dal Suo perdono.

È la preghiera di chi sa che anche nella tentazione Lui ci sta vicino e che solo ci può liberare dalla schiavitù del peccato.

Prova allora a parlare al Padre e riprendere con decisione il tuo cammino quaresimale. E come diceva san Paolo nella lettera ai Tessalonicesi, ringraziamo il Signore, per la bella testimonianza che, come fratelli, ci diamo l’un l’altro con questa nostra preghiera insieme.

Don Mario