Prego si accomodi ( 2018 )

Ieri, festa della nostra parrocchia è stata proprio una bella festa con al centro la celebrazione della Messa di prima Comunione e il Battesimo di alcuni ragazzi. Ci siamo un po’ tutti commossi, da me, ai nostri ragazzi, alle catechiste che li hanno preparati in questi anni, ai genitori, padrini, madrine, a chi c’era in Chiesa, a chi seguiva con la radio parrocchiale, ai parenti e frequentatori del nostro sito che hanno partecipato a migliaia di kilometri di distanza via internet.

Forse qualcuno ha anche versato qualche lacrima ma ora in questo momento di silenzio e di adorazione, è bene fermarsi un po’ davanti al Signore e verificare fino a che punto ci siamo lasciati com-muovere.

Non basta vivere un momento magari intenso di spiritualità, dobbiamo da questi momenti forti ricavare la forza di andare avanti poi giorno per giorno.

Il mistero della Trinità ci indica un cammino, un impegno, quello di vivere con uno stile trinitario, cioè a immagine di Dio guidati dalla forza del suo Amore.

Sì perché il mistero della Trinità è un mistero di amore.

L’essenza di Dio è questo amore: il Padre e il Figlio che si amano a tal punto che il loro reciproco amore è una terza persona: lo Spirito Santo.

È il mistero più alto della nostra fede.

La nostra intelligenza non arriva a comprenderlo, ma, illuminata dallo Spirito Santo, può intuirne gli splendori proprio perché cuore del mistero è l’Amore e segno più grande e distintivo è l’Eucaristia che hai di fronte.

Anche noi che siamo fatti a immagine di un Dio Trinità. Non sentiamo che è forse l’amore il senso di tutta la nostra vita?

E il nostro cuore non ci dice forse che solo per l’Amore, per la felicità di essere amati e di amare che noi esistiamo?

L’unità di Dio, proclamata dall’Antico Testamento e difesa dalla confusione del politeismo imperante attorno al popolo di Israele, non è contraddetta dalla rivelazione del mistero della Trinità del Nuovo Testamento. Anzi, questa rivelazione del Dio unico si completa e si illumina più profondamente dicendoci che questo unico Dio è un Dio di relazione, un Dio che ha come caratteristica fondamentale l’essere comunione.

Se ci fermiamo a “leggere” la famosa icona, ci accorgiamo che in primo piano c’è un posto vuoto, è il tuo, tutti siamo chiamati a sederci a tavola con la Trinità a entrare a far parte della “famiglia” di Dio. Accogliamo allora l’invito di Dio di sederci alla sua tavola, di partecipare al banchetto dell’Agnello e diventiamo a nostra volta testimoni dell’amore trinitario di Dio.

 

Don Mario