wi Figli Connessi con il Padre

“Mentre …Gesù, ricevuto anche Lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di Lui lo Spirito Santo…”

Questo brano del Vangelo che abbiamo letto domenica in occasione della Festa del battesimo di Gesù ci può aiutare a vivere bene questo momento di preghiera.

Anche tu un giorno hai ricevuto il battesimo, e anche per te si sono aperti i cieli, è iniziato quel dialogo tra Dio e l’uomo inaugurato con Gesù.

Da quel giorno sei connesso con il Padre e la “password” è Gesù!

Allora come Gesù puoi fermati ora un po’ in preghiera per riflettere su questo dono e farlo entrare nella tua vita, per farlo diventare tuo.

Se ci pensi bene, c’è una possibilità meravigliosa per un battezzato ed è quella di poter far “aprire il cielo”. Infatti, ogni volta che noi ci mettiamo in preghiera, cioè ogni volta che noi ci fermiamo per ascoltare il Signore, per metterci di fronte a Lui e vivere la nostra Figliolanza, si stabilisce la “connessione” e inizia un dialogo meraviglioso, proprio come quello che abbiamo sentito nel Vangelo di Luca: “il cielo si apre”, discende lo Spirito e il Padre parla con il Figlio.

Ogni volta che un battezzato prega, vive la sua comunione con la Trinità, entra a far parte della vita divina, partecipa di quell’amore che c’è tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, si inserisce tramite lo Spirito, come Figlio nel dialogo col Padre.

Anche su di te viene una voce dal cielo: “ecco il figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento”. Ma, ne siamo proprio degni?

La mia vita è proprio come quella di Gesù, mi metto in fila con i peccatori o mi sento più bravo, superiore agli altri? Mi immergo nelle acque del Giordano come Gesù?

Mi lascio bagnare dalle lacrime dei miei fratelli, dal loro dolore?

Condivido la vita di chi mi sta attorno o penso sempre e solo a me stesso?

Forse non troppe volte ci siamo comportati da figli, e allora abbiamo bisogno di immergerci nelle acque del Giordano, quelle che un giorno santificò Gesù, per purificarci, magari, senza andare fino al Giordano, potremmo provare a confessarci così da essere sempre più degni di essere chiamati figli.

Certo è difficile essere figli come il Figlio.

Forse era meglio se il Padre ci chiamava ad una missione un po’ più semplice, meno rischiosa e, a prima vista, più gratificante.

Perché dobbiamo assomigliare a Gesù e dare la vita come Lui? Costa fatica, troppa…

Ma è proprio perché il Padre ci ama! Lui vuole che noi viviamo la nostra vita in pienezza e che sappiamo portare a tutti il suo amore. Allora, come per suo figlio Gesù ci farà passare attraverso la morte, ci farà vincere la morte se ogni giorno sapremo morire un po’ per gli altri.

Grazie Signore di averci fatti tuoi figli, grazie di averci fatti partecipi della tua famiglia e aiutaci ad esserne sempre degni perché tu possa compiacerti anche di noi.

Don Mario