II Quar. Amb. C5 UN POZZO D’AMORE


L’incontro di Gesù con la Samaritana del Vangelo di ieri può aiutarci ad aggiungere
qualche elemento alla nostra riflessione sulla preghiera che stiamo trattando in questi
lunedì di Quaresima.
Se guardiamo bene infatti troviamo nel racconto di quest’incontro tutti gli elementi
della preghiera che ormai conosciamo.
Innanzitutto il luogo è se non proprio deserto ma comunque lontano dalla città, dal
frastuono della vita di ogni giorno, siamo a mezzogiorno, l’ora più calda e ci sono solo
due persone, la donna e Gesù, accanto a un pozzo, che è un invito a guardarci dentro
per attingere acqua, tutto attorno il silenzio. Proprio il clima adatto alla preghiera.
Ma come in ogni deserto c’è anche la tentazione: la donna fa fatica a comprendere quello che dice Gesù, ci mette un po’ a lasciare
le sue convinzioni, i suoi pensieri e preoccupazioni che l’assillano, prima fra tutte  l’acqua da portare a casa, non è troppo docile
alle parole del Signore ma non può sottrarsi allacarica di affetto, di amore e di apertura di questo “strano giudeo”.  Superando le tentazioni riesce ad aprire il suo cuore a Gesù, lasciando entrare nel suo cuore quella Parola che le parla della sua vita, della sua grande sete d’amore che nemmeno cinque
mariti erano riusciti a soddisfare, quella parola che non giudica ma porta luce, chiarezza e soprattutto gioia, una gioia così grande che trasforma la sua vita, “lascia la brocca” e corre a condividere con tutti la gioia dell’incontro con
il Signore. Le domande della samaritana ci aiutano a scoprire due cose nuove nel nostro cammino sulla preghiera.
La samaritana chiede a Gesù “Dove bisogna pregare? …Solo a Gerusalemme bisogna pregare?”
Quante volte anche noi ci chiediamo dove pregare e praticamente facciamo della chiesa l’unico luogo di preghiera.
Gesù risponde dicendo che i veri adoratori del Padre, non sono legati solo a cose
esteriori o a luoghi, ma pregano il Padre in Spirito e Verità.
Questo non vuol dire che non dobbiamo più andare in chiesa o a Messa o dire preghiere
a memoria.
Ma, secondo il linguaggio del Vangelo di Giovanni il vero credente è colui che vive
nel profondo la comunione con il Padre attraverso lo Spirito (Santo) e la Verità (cioè
Gesù, via, Verità, vita).


Pregare il Padre allora non è questione di luogo o di cose da dire o da fare ma è vivere
uniti al Figlio e allo Spirito, entrare a far parte della stessa famiglia di Dio, entrare
in quel clima di amore che si respira nella Trinità!
Ti sarà capitato qualche volta di entrare in casa di un conoscente e accorgerti che è
diversa dalla tua perché si respira un clima differente, i mobili, l’ordine, gli oggetti in
mostra, la luce, l’accoglienza, i rapporti tra i famigliari, persino il profumo è diverso…
Ogni casa, ogni famiglia ha il suo stile che la distingue da qualunque altra. Così è della
Trinità, quando preghi entri a far parte di questa famiglia, vivi la tua appartenenza alla
famiglia di Dio.
Allora respiri anche tu il clima di amore, di dono, di creatività, di meraviglia, di
accoglienza di rispetto dell’altro e della sua diversità che c’è nella famiglia di Dio.
Allora dentro di te sgorga quell’acqua di cui Gesù parla alla donna, quella sorgente che
non è nient’altro che lo Spirito Santo che ci muove, ci fa vivere, ci fa assomigliare a
Gesù.
La preghiera allora è accorgerci di questa nostra ricchezza e lasciar parlare lo Spirito
che c’è in noi.
Pregare allora è stare nella casa del Padre, godere della gioia della famiglia di Dio,
stare seduti attorno al caminetto in questa casa così dolce e serena che è la casa della
Trinità.
Ecco allora che non dobbiamo preoccuparci tanto del luogo della preghiera o di cosa
dire perché tutto potremo vivere come preghiera se vivremo in Spirito e Verità e la
Messa diventerà il momento più grande del nostro cammino di preghiera perché
realizzerà la nostra vocazione di comunione con il Padre e con i fratelli.
Un’immagine ci può aiutare a capire: prova a pensare ad una mamma che in casa sta
stirando mentre sul tappeto nella stessa stanza il bambino gioca. Ogni tanto il bimbo
vuole sincerarsi ed assicurarsi della presenza della mamma e allora si ferma, alza lo
sguardo, la mamma sorride e così continua a giocare mentre la mamma stira e
…ammira. Può capitare anche che il bimbo curioso si metta in mente di infilare le dita
nella presa di corrente o di strappare qualche foglia dal ficus di casa, allora la mamma
(che stira …), lo chiama per nome e lo invita, (si spera con le buone) a interrompere i
malanni che sta combinando… allora il bimbo corre da mamma e la abbraccia
chiedendo scusa…. e così la storia continua, ma cosa c’entra con la preghiera? Noi
siamo come quei bambini che “giocano” sul tappeto del mondo, Dio è la mamma che
stira e tutto il resto, rappresenta la preghiera… prova anche tu a fermarti ogni tanto a
guardare in alto…
Sostiamo allora un po’ davanti al Signore e lasciamoci guidare dal suo Spirito per
vivere in pieno la nostra appartenenza a Lui, alla sua famiglia.

Don Mario