L’interrogazione finale

Il Vangelo di domenica scorsa ci parla della venuta di Gesù alla fine dei tempi, cioè alla fine del mondo, quando davanti a Lui sfileranno tutti gli uomini come un gregge e Lui, come un pastore, dividerà le pecore dalle capre, i buoni dai cattivi.

Tutto questo avverrà alla fine del mondo ma prima alla fine della nostra vita, noi andremo da Lui ed Egli ci giudicherà.

Questa, che stiamo iniziando, per noi cristiani, è l’ultima settimana dell’anno liturgico e allora potremmo approfittarne per fare un po’ il bilancio di quest’anno passato, per esaminare la nostra vita e prepararci al grande esame finale.

Se ci pensiamo bene, siamo proprio fortunati perché, al contrario degli esami di scuola, noi già sappiamo le domande dell’esame finale che il Signore ci farà e quindi possiamo prepararci per rispondere bene.

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Cosa mi metto ?

Qualche volta ti sarà capitato di sfogliare l’album delle foto di un matrimonio o di partecipare a un pranzo di nozze: una esperienza molto bella tanto che tutte le volte che ci ripensi e vedi quelle immagini, rivivi in fondo al cuore la gioia di quel giorno speciale: l’amicizia, l’allegria, i cibi gustosi, il vino abbondante e la felicità sul volto degli sposi e degli invitati….

Si ritorna volentieri a quei momenti, per gli sposi, magari con un pizzico di nostalgia perché la vita non è sempre una festa e, come si dice: “capita che il miele finisce e rimane… la luna.” Comunque, è bello ripensare con la mente e con il cuore per rivivere quei momenti di gioia.

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Annunciare e adorare è una cosa da imparare

Di fronte ai discepoli che dubitavano (?!) Gesù non fa grandi discorsi ma dice “andate e fate discepoli tutti i popoli…”

Celebrare la Giornata missionaria è come aprire le finestre di casa e cioè far entrare aria fresca.

Di fronte alle nostre piccole “beghe” quotidiane, di fronte ai nostri egoismi e alle nostre pigrizie e dubbi, il Signore ci ricorda che dobbiamo uscire, andare nel mondo ed annunciare il Vangelo a tutte le genti.

Ogni cristiano, se vero cristiano, dovrebbe sentire dentro di sé la spinta ad essere missionario, per portare dovunque l’annuncio della gioia che deriva dalla fede in Gesù.

Forse, sarebbe bene cominciare da noi stessi, andare nelle “periferie” del nostro cuore, nei paesi “lontani” della nostra vita di tutti i giorni per portare la luce di Cristo.

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Cum la fabrica del Dom . Dedicazione del Duomo 4

In questa domenica dedicata alla riflessione sulla Dedicazione del Duomo di Milano, la Parola di Dio ci invita a riflettere sulla nostra vita, perché noi siamo le pietre vive della chiesa.

La comunità cristiana ha il compito di rendere visibile, proprio come il Duomo, la presenza del Signore nella nostra città e così anche noi, per poter essere all’altezza di questa missione, dobbiamo lavorare sodo e sempre (proprio come la fabbrica del Duomo che non finisce mai).

Nel Vangelo di ieri c’è l’indicazione di un percorso che ci viene suggerita un percorso a ritroso, dalla superficie al profondo, un cammino spirituale che usa immagini prese dalla vita di tutti i giorni.

Questo dell’adorazione, quindi, è il momento più giusto per approfondire questo cammino di ascesi e per applicarlo alla nostra vita spirituale.

La prima immagine è quella dei frutti buoni (o cattivi).

Il primo esame che dobbiamo fare, quindi, è se la nostra vita produce frutti e soprattutto la qualità di questi frutti.

Siamo persone che costruiscono, che donano generosamente cose buone a tutti o persone che sprecano, scartano, dividono, “avvelenano”?

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Open Day VII dopo mart. C2

L’altra domenica abbiamo vissuto un momento molto bello: “l’Open Day” della Parrocchia. Tanta gente, tanto impegno, tante parole, tanta gioia, tutti i gruppi della parrocchia, tanti, si sono presentati, si sono fatti conoscere e soprattutto si sono incontrati tra loro. Ora invece tanto silenzio, qui davanti al Signore fonte di tutta la nostra gioia e della nostra vita, per riflettere e pregare lasciandoci guidare dalle immagini che il Vangelo di ieri ci ha proposto.

Il tesoro nascosto

Quante persone domenica si sono meravigliate per le tante iniziative e gruppi della Parrocchia! Quante volte anche noi non ci accorgiamo dei tanti tesori nascosti?

Il regno dei cieli è proprio come un tesoro nascosto, non si fa vedere, non si mette in mostra. Molti, visitando l’oratorio, si sono meravigliati per tutto quanto viene proposto per i più piccoli e che prima non conoscevano, un vero tesoro nascosto!

Anche nella tua vita di ogni giorno però quanti tesori nascosti… prova a fermarti un attimo a riflettere e a scoprirli….persone, situazioni di vita, doti particolari, occasioni…

Molte volte non ci accorgiamo di tutte queste ricchezze che il Signore ci offre perché siamo troppi distratti… ma se riusciamo a scoprirle, allora la nostra vita si trasforma.

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VI Dom. C dopo Martirio G.B.

VI Dom. C dopo Martirio G.B.

Il Profeta

Spezzare un pane, ascoltare un quartetto di Mozart, camminare sotto una pioggia ridanciana, in questo momento ci sono degli esseri a cui non è permesso fare cose così semplici perché sono malati, sono in

prigione, o perché sono così poveri che per loro un pane vale una fortuna. (C. Bobin – Mozart e la pioggia)

Esiste un’amicizia profonda tra i poveri e i profeti. Sulla terra ci sono pochi spettacoli più belli di poveri che condividono la loro tavola con il profeta che passa e li benedice. È il pane dei poveri il primo nutrimento dei profeti, che se smettono di mangiare questo pane iniziano a perdere la

profezia e l’anima. Per incontrare Elia, ci si prepara, ci si raccoglie, si fa silenzio.

La Bibbia non è una fiction, i suoi personaggi non sono attori. Sono persone vive, di carne e sangue, che rivivono e risorgono ogni volta che qualcuno li tratta da persone vive e vere. Questa vita nella Bibbia acquista una forza e una bellezza unica, la Parola un giorno si fece carne perché la parola

biblica, diversamente ma veramente, lo era già, e lo è ancora.

Elia è il patriarca dei profeti biblici. Una figura eccezionale, tra storia e leggenda, straordinaria nelle sue luci e nelle sue ombre. Non ci ha lasciato nessun libro, ha parlato poco, i Libri dei Re gli dedicano pochi capitoli; eppure Elia, insieme a Mosè e Davide, è molto presente e amato nella tradizione biblica, in molte Chiese cristiane, nell’islam. È un profeta che ha ispirato l’arte, la musica, la letteratura. Amatissimo dai poveri, dalle tradizioni monastiche, dai mistici e dagli amanti della preghiera. Non c’è nome più presente di quello di Elia nei Vangeli, e avremmo un altro Gesù senza Elia. Nella celebrazione della Pasqua, le famiglie lasciano un calice pieno e una sedia vuota: sono per Elia, perché potrebbe sempre arrivare, perché arriva sempre, con la sua voce a illuminare il cammino. «Elia, il Tisbita, disse ad Acab: “Per la vita di YHWH, alla cui presenza io sto, in questi

anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”» (1 Re 17,1).

Come Abramo, come Noè. Il suo nome dice molte cose: “YHWH è il mio Dio”. Veniva dalla regione di Gàlaad, nella Transgiordania, quindi dal Regno del Nord. Viene inviato al re Acab, un grande idolatra: «Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del Signore… Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo, ma prese anche in moglie Gezabele di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui … provocando a sdegno YHWH, più di tutti i re d’Israele prima di

lui».

Elia annuncia ad Acab una siccità eccezionale, che terminerà quando lui lo dirà. Porta un messaggio nefasto di YHWH per Acab. Quindi inizia il suo cammino: «A Elia fu rivolta questa parola di YHWH: “Vattene di qui, dirigiti verso oriente”» (17,2-3). Come Abramo, la storia di Elia inizia con un “vattene”. È uomo errante e fuggiasco, come Abramo, Caino e Giacobbe, va anche lui verso oriente. Ma l’oriente per l’uomo biblico è la direzione dell’Esilio, è via verso Babilonia. La profezia è esilio, dagli affetti famigliari, dagli amici, da sè stesso: il profeta è un eterno spaesato, perchè nessun paese è veramente il suo paese, perchè non torna mai a casa. Elia fugge perché, Acab e sua moglie Gezabele lo perseguitano. I profeti veri sono sempre fuggiaschi e in costante pericolo, anche quando passano tutta la vita nello stesso luogo. Seguono e obbediscono a una voce, e quindi spesso entrano in conflitto con la voce dei potenti. Parlano quando la voce lo chiede e non quando è opportuno parlare. E dicono parole libere, e per questo sono odiati da chi vorrebbe comandare le parole di tutti, tanto più odiati quante più sono le parole comandate, il profeta diventa odiatissimo quando la sua parola resta l’unica parola libera

nella città.

«Egli partì e fece secondo la parola del Signore» (17,5). Ecco un altro elemento essenziale dei profeti non-falsi: Elia obbedisce, parte, va. Non c’è profeta senza questa obbedienza radicale: «Andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente» (17,5-6). Una delle scene più note della Bibbia e più amate dall’arte. Immagine splendida della provvidenza che accompagna gli uomini e le donne di Dio, che accompagna tutti. Chi obbedisce e parte non muore, perché

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