Red Land ( Rosso Istria) CateFilm

TidiBì

CateFilm

Giovedì 19 Settembre ore 20.30

Sala Padovese

Foibe, titini, 8 settembre, D’Annunzio, Croazia,

di cui si parla, lo approfondiamo con la visione di

RED LAND (rosso Istria)

In questa serata presenteremo il programma di CateFilm di tutto l’anno

 UN FILM STORICO DALLA BUONA QUALITÀ SPETTACOLARE, CHE RICORDA IL PASSATO PER COSTRUIRE UN FUTURO DIVERSO.

 Recensione di Giancarlo Zappoli 

martedì 13 novembre 2018

Estate del 1943. Il 25 luglio Mussolini viene arrestato e l’8 settembre l’Italia firma quell’armistizio separato con gli angloamericani che condurrà al caos. L’esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini avndo la sola colpa di essere Italiana e figlia di un dirigente locale del partito fascista. Ventun anni dopo il Porzus di Renzo Martinelli, che narrava vicende accadute in Friuli nello stesso periodo storico sollevando il velo su una pagina oscura della Resistenza, non era facile affrontare un tema come quello di quanto accaduto tra il 1943 e il 1945 agli italiani che vivevano in Istria senza alimentare polemiche di parte. Maximiliano Hernando Bruno è riuscito a trovare in buona misura la chiave giusta per raccontare quei giorni e quelle vicende, cioè per adempiere ad uno dei molteplici compiti del cinema: fare memoria. Diciamo in buona misura perché qualche accentuazione melodrammatica non manca (il capobanda titino è il Male assoluto così come al comunista italiano vengono offerti i tratti del traditore della propria gente, anche per risentimento amoroso, con possibilità di riscatto finale come nell’opera lirica). Nel complesso però la sceneggiatura sa mostrare con equilibrio sia la sensazione di smarrimento conseguente all’8 settembre, sia ciò che anima nell’intimo le varie parti in causa. Il generale Esposito espone tutte le perplessità dell’Esercito dinanzi a una guerra sbagliata voluta dal fascismo così come non viene taciuta l’italianizzazione forzata dell’area condotta negli anni dal regime. Ci viene però anche mostrato come la convivenza tra le diverse etnie fosse stata possibile e quanto invece l’odio da parte dei rappresentanti degli avamposti delle forze comandate dal Tito abbia scardinato un esempio di civiltà. Attraverso la storia tragica di una giovane donna come Norma Cossetto (medaglia d’oro al merito civile) ci viene presentato un microcosmo che trova nel professore interpretato da Franco Nero una lettura ‘alta’ che ha la propria sintesi nella frase: “Se Satana crede di poter peggiorare l’uomo è davvero ingenuo”. Proprio per questo fare memoria non può essere un pretesto per riattizzare odi e rancori ma per avere presente l’obiettivo che quanto accaduto non debba più accadere. In un’epoca di tentazioni di nuovi nazionalismi questo è un film che, anche grazie alla sua qualità spettacolare, può contribuire a far riflettere come questi possano facilmente degenerare nell’odio più cieco, ricordando il passato per costruire un futuro diverso.

Ripercorri la tua vita

La prima lettura ci ha fatto conoscere la testimonianza di Paolo, il suo cammino spirituale che lo ha portato ad incontrare il Signore Gesù appunto attraverso lo scorrere del tempo, della sua vita.

La seconda lettura ci da il fondamento della nostra speranza: Gesù, sacerdote in eterno, per sempre che supera anche la morte e che quindi è sempre presente nel nostro cammino di vita.

Il Vangelo ci parla di un tempo in cui “non mi vedrete” e un altro tempo in cui “mi vedrete” e ci richiama quindi al passare dei giorni e delle stagioni che si caratterizzano dalla presenza visibile o meno del Signore.

Di fronte a queste Parole, di fronte all’Eucarestia, Parola d’Amore, sarebbe bello che anche tu come Paolo rileggessi il tuo cammino di vita.

Forse se rifletti un po’ anche tu troverai momenti belli, importanti ma anche momenti in cui in cui ti sembrava di essere stato lontano dal Signore (pensa a Paolo!) ma ti accorgerai che Lui ha guidato i tuoi passi fino a qui, oggi.

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Fate la carità

“Che vi amiate gli uni gli altri…”. Questo è il comandamento nuovo che il Signore, nella notte in cui fu tradito, diede ai suoi discepoli.

Sapendo che quelle erano le ultime ore della sua vita tra noi, ha voluto donarci una parola importante, un comando che riassumesse tutto il suo messaggio.

Ma perché dobbiamo amarci?

Non perché siamo bravi, non perché, se ragioniamo un momento, possiamo comprendere che è l’unico modo vero, giusto e intelligente di vivere questi quattro giorni della nostra vita in questo mondo. Dobbiamo volerci bene perché Lui ci ha amato per primo, perché siamo oggetto continuo di amore da parte del Signore e perché amandoci l’un l’altro manifestiamo la presenza del Signore risorto.

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Pieni di gioia o di noia?

Il Vangelo di domenica ci ha ricordato il comandamento più grande che Gesù ci ha lasciato, l’unica regola per possedere la gioia e per realizzare in pieno la nostra vita: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi”.

Come sarebbe bello il mondo se tutti si volessero bene come Lui ci ha voluto bene!

Ma cosa vuol dire amare come Lui?

  • Innanzitutto accorgerci di essere amati per primi: “Come il Padre ha amato me…” Nessuno di noi può dire di non essere amato da nessuno. Anche la persona più sola e abbandonata su questa terra di una cosa può essere certa: dell’amore di Dio, anzi, più è abbandonata e sola, e più è amata da Dio! Ciascuno di noi è amato da Dio in maniera particolare, speciale, unica. Proviamo ad accorgerci di questo amore, a renderci conto che c’è qualcuno in ogni momento della nostra vita che ci pensa, che si preoccupa per noi. Questo ci deve dare gioia, serenità e sicurezza.
  • Amare come Gesù vuol dire condividere con l’altro la gioia che si ha nel cuore: “…perché la mia gioia sia in voi.” Amare è donare. Forse non sono capace di amare perché non so donare o perché non ho nulla da donare, non sono pieno di gioia, la mia vita forse è piena di noia, di doveri da compiere, di insoddisfazioni e allora non so donare nulla. Molte volte mi sembra di amare ma solo chi mi da qualcosa, chi mi è simpatico, chi mi è utile e allora se ci pensi bene è solo amore per me stesso…..
  • Amare è donare una gioia “piena”: “… e la vostra gioia sia piena.” Amare è volere il bene di tutto l’altro, non solo il bene materiale. Amare non vuol dire solo donare qualche cosa ma anche accogliere l’altro come figlio di Dio e nostro fratello. Amare vuol dire condividere anche le gioie profonde e spirituali, amare vuol dire comunicare anche il dono della fede perché la gioia sia piena e non solo materiale. Ci preoccupiamo di donare anche la nostra esperienza di fede? Condividiamo con gli altri la preghiera, la riflessione sulla Parola di Dio, ci preoccupiamo del cammino di fede dei nostri fratelli? Quanti genitori vogliono bene ai loro figli …. non gli fanno mancare nulla … di materiale! Come è bello vedere mamme o nonne che accompagnano i ragazzi qui davanti a Gesù e li affidano al suo sguardo d’amore… questo è uno dei gesti più belli di amore per loro…
  • “Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la sua vita per i propri amici”: Amare è donare tutto se stessi. Cosa sono disposto a dare per i miei amici? E per i nemici? Gesù ha dato la sua vita per i peccatori. E tu?
  • “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” SE, amare vuol dire lasciare liberi, il Signore ci propone una via per stare con Lui ma non ce la impone, ce la suggerisce, se vuoi, ci lascia liberi perché l’amore vero non è possedere, schiavizzare, ma rendere consapevoli, responsabili, liberi. E tu? Come tratti i tuoi amici? I tuoi fratelli, le persone che ami?

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Le luce della vita

“Io Sono la luce del mondo….” abbiamo ascoltato ieri nel Vangelo questa affermazione di Gesù e adesso siamo qui davanti a Lui presente nel sacramento dell’Eucarestia perché abbiamo capito che “chi segue me, non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita!”, Lui è importante per noi, per la nostra vita.

Approfittiamo allora di questo momento che ci siamo ritagliati in mezzo a tutti inostri impegni per chiedere al Signore che ci aiuti ad approfondire la nostra fede in Lui, Luce e fonte della vita, chiediamogli con le parole del salmo di ieri “Donaci occhi, Signore, per vedere la tua gloria”, sì perché non basta che Lui sia Luce per essere efficace per noi, noi non dobbiamo chiudere i nostri occhi, non dobbiamo aver paura di rimanere abbagliati dalla sua Luce, dobbiamo saper riconoscere e contemplare il suo Amore e dobbiamo seguirlo e camminare nella sua luce.

Non diamo per scontato di riconoscerlo Luce del mondo, ci sono tanti tipi di luce in questo mondo e nella nostra vita…

Ci sono le luci artificiali…. Quelle fatte da noi, quelle che ci possono sì illuminare ma sono solo materiali, hanno termine, non hanno la potenza della Luce! Fra l’altro più illuminano e più costano, sono quelle che ci creiamo noi e che molte volte non ci fanno vedere bene la realtà men che meno quella dello Spirito.

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Le piaghe di Gesù

Il primo gesto che Gesù compie di fronte ai suoi discepoli dopo il saluto è quello di mostrare loro i segni della passione nelle mani, nei piedi e nel fianco e così, attraverso i segni del suo amore i discepoli lo riconoscono.

Ora anche tu sei qui di fronte al Signore nel “segno” dell’Eucarestia, cioè della comunione, dell’amore.

Non sei qui da solo ma assieme ad altri discepoli, magari un po’ timorosi proprio come gli Undici nel Cenacolo.

Chiedi al Signore che soffi su di te, come un giorno ha fatto con i suoi discepoli, chiedi che ti infonda la forza del suo Spirito, lo Spirito dell’amore perché anche tu, insieme ai fratelli possa diventare “segno” dell’amore di Dio vivendo in comunione con gli altri e facendo del bene a chi ha bisogno.

Tanti “Tommaso” hanno bisogno di vedere i segni dell’amore di Dio e li possono vedere solo nella vita dei cristiani.

Devi sentire la responsabilità non solo di credere ma anche di aiutare a credere.

Oggi Gesù parla ai tuoi fratelli solo con la tua bocca, Gesù ama i poveri solo con il tuo cuore, Gesù cammina per le strade della tua città solo con le tue gambe.

Se tu non vuoi, quanti non riusciranno ad incontrare il Signore!

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