Il dono della luce

Tutte le letture ci presentano diverse vicende di vita, la prima del popolo di Israele nel deserto, la seconda è una riflessione sulla storia e sul senso della vita e poi il vangelo ci racconta la storia del cieco nato.

In tutte queste pagine ci vengono descritte situazioni di angoscia, di dolore, di sofferenza, di domande forti rivolte a Dio, a volte anche con grida e parole grosse e ad esse il Signore risponde con la sua Parola che dà luce.

La preghiera a volte prende la forma di un grido disperato, di una protesta nei confronti del Signore, a volte si manifesta con la rassegnazione, come nel caso del cieco nato che non muove un dito per essere guarito ma che obbedisce “ciecamente” alla Parola del Signore.

La preghiera quindi non è solo meditazione, contemplazione, dialogo e ascolto ma anche richiesta di aiuto (forse è anche la forma che usiamo di più) a volte anche disperata.

Ma se chiediamo aiuto o a volte protestiamo e ce la prendiamo con il Signore, in fondo è perché crediamo (magari in maniera ancora imperfetta) che Lui esiste e che quindi può darci una mano se noi innalziamo a Lui le nostre (come Mosè nella prima lettura), e, stando all’esempio di Mosè e dei discepoli di Gesù, forse, quando chiediamo per gli altri abbiamo molte più probabilità di essere esauditi…..

Il frutto migliore della preghiera però non è qualcosa che riusciamo ad ottenere dal Signore ma è il dono della luce e cioè della fede che nasce dall’ascolto di tutto ciò che esce dalla bocca di Dio (ecco il perché della saliva per guarire il cieco) così la preghiera ci aiuta soprattutto a crescere nella fede e quindi ci dona luce per comprendere il senso della nostra vita e di quello che ci succede.

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Ascolta !

ASCOLTA!

La prima lettura di domenica cominciava così “Ascolta, Israele”

Un grande teologo definì il cristiano come “l’uditore della Parola”.

Una vera preghiera e luogo autentico di incontro con il Signore è l’“ascolto della Parola”

È l’accoglienza della sua Parola che ci fa diventare figli di Dio, tema delle letture di domenica scorsa.

Il Vangelo dice “Voi cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi”, “chi ascolta la Parola del Padre, fa le opere del Padre.” Ma cosa vuol dire ascoltare?

Pensa a quante volte i genitori dicono “Tu non mi ascolti mai!”, eppure quante volte li abbiamo “sentiti” parlare e dare consigli ma forse, è proprio vero, non li abbiamo ascoltati.

Ascoltare è sentire con attenzione e mettere in pratica, è vivere quello che ci viene detto, prenderlo sul serio, farne tesoro, ricordarlo, anche dopo un po’ di tempo.

Come è difficile ascoltare, soprattutto in un mondo come oggi fatto di tanti rumori, di tante parole vuote e di tanti ascoltatori distratti e superficiali. È importante invece mettere al primo posto la Parola di Dio, ascoltarlo, per vivere da Figlio.

Guarda un po’ alla tua vita quanto tempo dedichi ad ascoltare gli altri? Ma soprattutto quanto tempo dedichi all’ascolto della sua Parola, ad ascoltare il Signore?

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Un’infinita sete di infinito

Forse anche tu oggi sei venuto qui al pozzo, come la Samaritana, per prendere un po’ di acqua, per dissetarti, per poter continuare con forza il cammino della vita.

Ma come ci insegna il Vangelo di ieri, anche a te, in questo momento è Gesù che ti chiede da bere!

È lui che ha sete, una sete profonda, insaziabile, che lo ha accompagnato tutta la vita sino alla croce dove le ultime parole sono, appunto: “Ho sete”.

Ma come, pensavo che fosse lui a dare da bere a me e invece…?

Poco alla volta, come alla samaritana, Gesù ci vuole condurre a capire che credere in Lui, non vuol dire utilizzarlo per il mio benessere o per soddisfare i miei desideri, Lui non è un pozzo di acqua, di beni materiale, non è un pozzo di san Patrizio! Gesù non vuole essere trattato come un distributore automatico di felicità, ma ha bisogno di noi, dell’incontro con noi, ha sete della nostra amicizia, del nostro amore…

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Pronti ? Via !

Gesù passò quaranta giorni nel deserto, pregando e digiunando!

All’inizio di questa quaresima, fermati anche tu un po’ a pregare, a riflettere su questo dono che il Signore ti fa, cioè questo tempo di grazia e di conversione, questi quaranta giorni simbolo della vita dell’uomo.

La quaresima è innanzitutto un dono, un’occasione per crescere nella fede e nell’amore, un dono che non va sprecato, proprio come la nostra vita che dobbiamo riempire di cose buone, di gesti d’amore, di continuo dialogo con il Padre e di ascolto della sua Parola, lottando contro le tentazioni, come Gesù.

Ogni momento sperimentiamo la tentazione e in ogni momento dobbiamo rimanere fedeli alla parola del Padre.

Anche con noi il diavolo ne inventa di ogni colore: forse non ci dirà “trasforma queste pietre in pane,,,”, ma ogni giorno ci dice: “pensa a te stesso, l’importante è la salute, perché diventare matto per gli altri, se ognuno pensasse a se stesso… usa le tue capacità e i tuoi doni per te, gli altri si arrangino….”

Forse non ci prometterà “la potenza e la gloria dei regni di questo mondo” ma ci farà perdere la testa dietro ai successi sportivi, al pallone… o non ci farà accettare la nostra debolezza, i nostri limiti, il peso degli anni… ci farà credere nella forza della pensione o del conto in banca, facendoci chiudere nelle nostre false sicurezze e nel nostro egoismo.

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Un appuntamento fin dall’ eternità

Come è successo a Zaccheo nel Vangelo di ieri, oggi può capitare anche a te.Stai attento quindi prima di andare avanti a leggere o a pregare, perché adesso è l’“oggi” di Dio, anche ora si ripete quanto è successo duemila anni fa e quanto succede ogni volta che, avendo il desiderio di vedere chi è Gesù, saliamo su un sicomoro…

Sì, perché anche se ti trovi sulla panca, il fatto stesso di essere arrivato fin qui per l’adorazione vuol dire che hai nel cuore il desiderio di vedere Gesù e ti sei dato da fare per realizzare questo desiderio.

Allora ecco che se tu ci sei, sicuramente Lui non manca all’appuntamento e, “passando di qui”, come quel giorno, si ferma e ti guarda.

Lasciati sconvolgere da quello sguardo amoroso di Gesù, senti i suoi occhi su di te… guardaLo negli occhi, allora Lui parlerà al tuo cuore…

La prima parola che pronuncia è il tuo nome perché Lui ti conosce, Lui sa tutto di te, i tuoi problemi, le tue ansie, le gioie e i sogni….

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Seguimi

Gesù passando, vide un uomo di nome Matteo e disse…

Anche oggi Gesù vede te, e ti dice una parola.

È la stessa Parola che ha creato il mondo, è la stessa parola che ha creato il primo uomo, la prima donna. Questa parola che un giorno è stata rivolta a Matteo, una Parola ricca di amore, una Parola che dona speranza, una Parola che accoglie così come sei, una Parola che indica un cammino, una Parola che dà vita… Oggi Gesù la rivolge a te: “Seguimi”, impara da me, vienimi dietro.

A quella Parola, Matteo si alzò (voce del verbo risorgere) e lo seguì.

Ora sta a te rispondere a quell’invito, lascia il tuo banco delle imposte che ti tiene prigioniero delle cose di questo mondo, e mettiti al suo seguito.

Fissa il tuo sguardo nel suo così pieno di amore (domenica scorsa è stata la festa della Divina Clemenza) e lasciati guidare da Lui.

Come Matteo, conducilo nella tua casa e fai festa con tutti. Il banchetto di Gesù con i pubblicani e i farisei ci ricorda la mensa eucaristica dove Gesù si siede con noi e ci dona il suo Amore.

È singolare accorgersi che a questa mensa, dove Gesù sta seduto, accorrono “molti pubblicani e peccatori”. La comunità cristiana, la Chiesa, non è infatti composta di puri, ma da tutti coloro che, pur sentendosi profondamente indegni – a partire da Pietro stesso che dirà a Gesù: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore” (Lc 5,8) sino al centurione: “non mi sono neppure ritenuto degno di venire da te” (Lc 7,7) –, tuttavia si sentono coinvolti proprio da Lui, sino ad essere i Suoi commensali.

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Sei della maggioranza o della minoranza ?

Anche oggi sei qui davanti al Signore, sai che Lui è qui e sei venuto per incontrarlo.

Leggendo il Vangelo di ieri troviamo questo gruppo di dieci lebbrosi: anche loro vanno incontro a Gesù, fermandosi a distanza, per chiedergli di aver pietà, di guarirli, di togliere il loro dolore, la loro sofferenza, di farli ritornare in comunità (erano esclusi per la loro malattia!).

Anche tu sei qui, sei a distanza?

Sei qui insieme ad altri … per chiedere …….? Cosa?

Tranquillo, Gesù appena ti vede, ti ascolta, si commuove, ti dà un ordine, vai dal sacerdote, (magari per confessarti), vuole che tu sia guarito e possa rientrare pienamente in comunione.

E così potremmo chiedere qui il nostro incontro, abbiamo ottenuto quello che volevamo.

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