Lasciati slegare, il Signore ha bisogno!

Brava! Bravo!

Se sei qui, se ti sei lasciato condurre fin qui, è perché sei riuscito a slegarti o perché qualcuno ti ha slegato da tutti i tuoi impegni sempre più incalzanti e importanti, dalla pigrizia di dover uscire di casa e avventurarsi nell’aria gelida, dagli amici e dalle amiche con i quali avresti potuto passare il tempo, dalle domande e dai dubbi che ti assalgono sull’importanza e l’utilità dell’adorazione… insomma venire qui vuol dire essere liberi e liberati, proprio come il puledro del Vangelo di ieri.

Ma perché tutto questo? Perché “Il Signore ne ha bisogno”, sì il Signore ha proprio bisogno di te altrimenti non può entrare a “Gerusalemme” o meglio qui a Milano, oggi!

Come ha avuto bisogno di un pezzo di pane offerto a Lui per diventare la presenza Eucaristica che oggi è qui davanti a te, così ha bisogno di te per arrivare ai tuoi fratelli, agli uomini di oggi, ecco perché devi lasciarti slegare, ecco perché devi lasciarti condurre a Lui, proprio come il puledro del Vangelo di ieri e metterti al suo servizio per farli nascere, per portarlo anche oggi, qui, a …. Milano.

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La croce fatta dal barcone dei migranti

Milano, nel presepe della chiesa la croce fatta dal barcone dei migranti: “Anche loro sono martiri”

Milano, nel presepe della chiesa la croce fatta dal barcone dei migranti: "Anche loro sono martiri"
La croce fatta con il legno di un barcone di migranti 
 Nella chiesa di via Giusti il parroco ha voluto realizzare un crocefisso con il legno di un relitto recuperato a Pozzallo: “Il presepe richiama il nostro dovere verso tutti i poveri del mondo”

Un piccolo presepe, nulla di vistoso, poche figure, ma a dominarlo il parroco ha voluto mettere una croce fatta con il legno ricavato da un barcone carico di migranti naufragato nel canale di Sicilia. E’ questa la scelta di don Mario Longo, un prete veterano della vecchia Milano, da tanti anni alla chiesa di via Giusti, nel mezzo della Chinatown meneghina. Don Mario ha voluto due presepi: nella chiesa, un presepe fatto dai ragazzi della Cresima con la loro creatività, e al bar dell’oratorio invece un secondo presepe, molto semplice, con una croce fatta con i resti di un relitto recuperato a Pozzallo. Una croce che diventa un simbolo, che ricorda il dramma dell’immigrazione alle centinaia di bambini e genitori che ogni giorno frequentano l’oratorio.

Milano, nel presepe della chiesa la croce fatta dal barcone dei migranti: "Anche loro sono martiri"

Rallentare e lavorare !

RALLENTARE E LAVORARE!!

Giovanni Battista grida nel deserto: “Preparate la via del Signore”.

È davvero un lavoro molto importante la preparazione.

Se ci pensi bene, anche qui in Chiesa, prima dell’esposizione del SS. c’è stato un lavoro di preparazione: le candele, le luci, la tovaglia, l’incenso, questo foglio, … tutto questo per accogliere meglio il Signore, per aiutare anche il tipo più distratto a capire che in questo luogo c’è Qualcuno che è importante per noi, per invitarlo al silenzio e alla riflessione.

Il Signore però non è presente solo nel tabernacolo, ma con la sua incarnazione, con la sua venuta vuole entrare nella tua vita, nel Tabernacolo del tuo cuore.

Chiediamoci allora come ci stiamo preparando a riceverlo:

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I giorni come granelli di sabbia ?

Se confrontiamo le parole di Gesù nel Vangelo di ieri con le notizie di ogni giorno, possiamo riconoscere che i “segni” della venuta del Signore ci sono tutti: il mondo ha bisogno di un Salvatore e solo Gesù può soddisfare questo bisogno.

Cosa dobbiamo fare allora? Come dobbiamo comportarci?

Due sono le tentazioni che si presentano quando ci mettiamo di fronte al problema del valore del tempo e della nostra vita.

La prima è il desiderio di conoscere il futuro per possedere il tempo e così ci rivolgiamo a maghi, astrologi, alle previsioni meteo… Ci piacerebbe conoscere il futuro, sapere la “scadenza” della nostra vita e del mondo ma ci accorgiamo che è impossibile possedere il tempo e allora cerchiamo di misurarlo come si fa con tante altre cose. Possediamo orologi talmente precisi che nel momento stesso in cui leggi l’ora, non riesci a dirla esatta perché è già passata … non ce la facciamo e cadiamo in depressione… solo il Signore è padrone del tempo, Lui che è al di fuori del tempo.

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E tu… da che parte stai?

“Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto… c’era anche una scritta… uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava… l’altro invece lo rimproverava …”

E Lui, con le braccia allargate come in un grande abbraccio d’amore, appeso alla croce, pronunciava solo parole di perdono, di amore, di dono, di accoglienza. Prometteva il Paradiso al ladrone pentito, donava sua Madre a noi e noi a sua Madre, effondeva il suo sangue per la nostra salvezza, pensava solo a salvarci e si abbandonava alla volontà del Padre.

Eccoti qui anche oggi in chiesa, sei entrato, hai fatto una bella genuflessione, hai tracciato un bel segno di croce, ti sei messo un momento in ginocchio, poi ti sei seduto (qualcuno, troppo stanco, si è seduto subito…) e, ora, hai tra le mani questo foglietto.

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Ti prego, co- stringimi, Signore.

Eccomi, Signore, anche oggi ho risposto al tuo invito e sono qui per condividere la tua gioia, per fare festa con te. Forse tante volte come gli invitati della parabola, anch’io trovo delle scuse per rifiutare i tuoi inviti, mi lascio prendere più dalle cose che dalla forza del tuo amore per me.

“Costringili ad entrare”.

È il desiderio di Dio che vuole a tutti i costi i nostri cuori per lui per condividere con noi la gioia Dio allunga la mano: sta a noi lasciarci attrarre. Facciamo nostra questa bella preghiera medievale: “Poiché senza di te nessuno arriva a te, dammi la mano; se non tendo la mia verso la tua, afferrami i capelli, tirami verso te quasi per forza. Voglio venire incontro a te, e non so perché non faccio quello che vorrei” (Ausiàs March).

Forse dovresti “costringermi” un po’ di più ad accogliere i tuoi inviti che in ogni momento mi fai arrivare.  Quante volte ci dimentichiamo dell’amore di Dio!

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Prego si accomodi ( 2018 )

Ieri, festa della nostra parrocchia è stata proprio una bella festa con al centro la celebrazione della Messa di prima Comunione e il Battesimo di alcuni ragazzi. Ci siamo un po’ tutti commossi, da me, ai nostri ragazzi, alle catechiste che li hanno preparati in questi anni, ai genitori, padrini, madrine, a chi c’era in Chiesa, a chi seguiva con la radio parrocchiale, ai parenti e frequentatori del nostro sito che hanno partecipato a migliaia di kilometri di distanza via internet.

Forse qualcuno ha anche versato qualche lacrima ma ora in questo momento di silenzio e di adorazione, è bene fermarsi un po’ davanti al Signore e verificare fino a che punto ci siamo lasciati com-muovere.

Non basta vivere un momento magari intenso di spiritualità, dobbiamo da questi momenti forti ricavare la forza di andare avanti poi giorno per giorno.

Il mistero della Trinità ci indica un cammino, un impegno, quello di vivere con uno stile trinitario, cioè a immagine di Dio guidati dalla forza del suo Amore.

Sì perché il mistero della Trinità è un mistero di amore.

L’essenza di Dio è questo amore: il Padre e il Figlio che si amano a tal punto che il loro reciproco amore è una terza persona: lo Spirito Santo.

È il mistero più alto della nostra fede.

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Scusa hai da accendermi?

Con la Festa di Pentecoste abbiamo concluso il tempo di Pasqua ed ora iniziamo questo nuovo tempo liturgico dominato dal colore rosso, come il fuoco dello Spirito.

Dopo la Pentecoste, iniziamo un tempo di responsabilità, il cero pasquale, segno della luce di Gesù risorto presente in mezzo a noi, non c’è più sull’altare. Ora noi siamo chiamati a rendere presente l’amore di Gesù in mezzo ai fratelli, una responsabilità grande, un compito impegnativo ma non dobbiamo temere, il Signore ci accompagna con il dono del suo Spirito, questa forza misteriosa e vitale che ieri ha donato a tutti noi.

Mentre negli Atti degli apostoli riuniti in preghiera nel cenacolo, sarà soffio di vento impetuoso, lingue di fuoco, nel vangelo di Giovanni di ieri, lo Spirito è il misterioso Paràclito, il Consolatore, colui che ci asciuga le lacrime, ci fa vedere bene tutte le cose (attraverso le lacrime si vede male), ci coccola, ci sostiene, ci fa tornare il sorriso.

Medita in questo momento queste belle parole di una predica di Pentecoste di Efrem Siro

“Gli apostoli erano lì, seduti, in attesa della venuta dello Spirito.

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Il tagliando e il tredicesimo ( 2018 )

Quando portiamo la macchina a fare il tagliando, mettiamo una serie di crocette sulle cose che vanno esaminate ed eventualmente revisionate o riparate perché la macchina possa continuare a fare il suo servizio.

Oggi ti propongo di fare anche tu un tagliando della tua vita cristiana di fronte al Signore e soprattutto su come la stai conducendo esaminando le caratteristiche più importanti.

Aiutati dalla Parola di Dio di ieri, possiamo cominciare ad esaminare alcuni punti della nostra vita.

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Siamo in sala d’ attesa ? ( 2018 )

Siamo in sala d’aspetto?

Stiamo ormai per finire questo tempo pasquale e siamo in attesa di tante grazie dal Signore.

La Cresima dei nostri ragazzi di domenica prossima, che porterà a tutta la comunità infiniti doni, la celebrazione della solennità della Pentecoste, la Messa di prima comunione proprio nel giorno della festa della Trinità, la processione Mariana…. sono momenti forti per tutti noi.

Il Vangelo di ieri già ci invitava a preparaci perché il Signore non ci lascia soli, ci dona il Paraclito, lo Spirito consolatore, che ci protegge, ci difende, ci aiuta a leggere tutta la nostra vita con gli occhi di Dio e affrontare con serenità la lotta quotidiana.

In questo tempo di silenzio e di preghiera, chiediamo al Signore di allargare il nostro cuore, di togliere tutto quanto è di ostacolo alla sua venuta.

Apriti al dono dello Spirito che dentro di te “grida Abba, Padre”.

Ricordiamo tutti i nostri ragazzi che tra poco riceveranno la Cresima e la Comunione, e anche quelli che hanno chiesto il Battesimo perché le loro famiglie aiutate dalla nostra testimonianza, li accompagnino seriamente nel cammino di fede.

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Facciamo il punto ( 2018 )

È proprio una bella cosa fermarsi almeno una volta la settimana con un po’ di calma davanti al Signore, guidati dalla Parola della domenica per fare il punto del nostro cammino spirituale.

Molte volte infatti ci lasciamo prendere dalle cose che ci capitano e facciamo delle scelte che, a prima vista, ci sembrano giuste perché ci dimentichiamo di quello Gesù nel Vangelo di ieri ci ha ricordato e cioè che l’importante nella vita è compiere l’Opera per la quale il Padre ci ha creati e cioè fare la sua volontà, camminare nelle sue vie.

Non sempre però riusciamo a capire qual è la sua volontà e molte volte facciamo coincidere la nostra volontà con la sua.

Di questo parlava anche Stefano nella sua predica riportata dagli Atti degli Apostoli e cioè del fatto che troppe volte il popolo di Israele, i suoi capi (ma anche noi, nuovo popolo di Israele), non hanno capito qual era la volontà del Signore e hanno spento lo Spirito che invece portava vita, luce e novità.

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Eutico ti aspetta ( 2018 )

Anche oggi abbiamo ascoltato la voce del Buon Pastore che ci ha chiamati e come pecorelle siamo qui perché ci fidiamo di Lui, perché sappiamo che Lui ci ama.

Oggi il Buon Pastore vuole condividere con noi un suo desiderio: quello di poter essere vicino a tutte le pecore che sono disperse e che hanno bisogno di un pastore che le guidi.

C’è tanto bisogno di sacerdoti che come il Buon Pastore si dedichino totalmente al servizio del gregge, con l’odore delle pecore…. E ci sono, basta guardarsi attorno e non solo leggere i giornali o la TV. Il Papa in questi anni ha compiuto un pellegrinaggio continuo sulle orme di tanti preti santi, don Mazzolari, don Milani, don Zeno, don Puglisi, don Tonino Bello…. È indispensabile il servizio del prete in una comunità! Come sarebbe bello che anche nella nostra parrocchia ci fosse ancora un prete giovane solo per l’oratorio ma purtroppo non è possibile perché ci sono nella nostra diocesi persino numerose parrocchie senza parroco, come sarebbe bello che la nostra comunità fosse così matura e santa da poter esprimere qualche vocazione, qualche giovane che possa innamorarsi di Gesù e della sua Chiesa e si metta in cammino verso il dono di sé nel sacerdozio. E non è così impossibile.

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Gesù sei la più bella TV ( 2018 )

“Chi ha visto me ha visto il Padre”.

Abbiamo ascoltato ieri nel Vangelo questa affermazione di Gesù e oggi siamo qui, Lo vediamo e quindi in Lui vediamo il Padre.

Forse non ci siamo mai soffermati troppo a riflettere su questa affermazione di Gesù.

Gesù ci ricorda anche che Lui è “la Via, la Verità e la Vita”. Lasciamoci allora guidare da queste parole:

Lui è la Via.

Solo attraverso di Lui noi possiamo arrivare al Padre, non c’è altra via. È lui che ci mette in comunicazione con il Padre, solo imitando Lui, facendo come Lui, passando attraverso di Lui possiamo arrivare a Dio. Non c’è altro modo per arrivare al Padre! Capita molte volte che alcune persone che vivono onestamente e generosamente la loro vita, pur senza accorgersene, percorrono la stessa via, cioè Gesù e quindi anche loro potranno arrivare alla Casa del Padre dove ci sono tante dimore.

E tu, invece, che sei qui perché credi in Gesù e lo conosci, a maggior ragione ricordati di non deviare dalla Via, segui i suoi passi, assomiglia a Lui, perché solo Lui ti può condurre al Padre.

Verifica in questo momento su quale strada ti trovi, da dove parte e dove conduce…

Lui è la Verità.

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Morivo con te sulla croce, oggi con te rivivo. ( 2018 )

Anche oggi il tuo amico Gesù ti ha chiamato e tu hai risposto e sei venuto qui per stare un po’ con Lui.

Il Vangelo di ieri della risuscitazione di Lazzaro ci porta a riflettere sul mistero della risurrezione della carne, mistero che si può capire, non a partire dal nostro desiderio di andare ‘oltre’ la morte, ma dalla capacità di accogliere quel senso nuovo della vita, secondo il Vangelo, che Gesù risorto ci vuole donare.

Perché Gesù risuscita Lazzaro? Anzitutto e semplicemente per il grande affetto che gli portava. Del resto, più volte si fa notare nel racconto che era Suo amico. Infatti, “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”. Questo spiega la sincerità appassionata del Suo pianto, davanti alla tomba.

Come Lazzaro allora anche noi lasciamoci trasformare e liberare dall’amore del Signore.

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