La vita un dono

Ieri abbiamo celebrato con solennità la Festa della Vita e abbiamo ricordato insieme ai bambini battezzati lo scorso anno e alle loro famiglie che la vita è dono di Dio e noi siamo solo amministratori di questo prezioso dono.

Ieri era anche la festa della Presentazione di Gesù al Tempio e quindi anche della vita consacrata che ci ha ricordato che ciascuno di noi deve fare della sua vita un dono a Dio e ai fratelli: siamo chiamati anche noi a consacrare la nostra vita, renderla sacra!

Oggi qui davanti al Signore Gesù che si dona a noi con il suo Corpo, siamo chiamati a rinnovare la nostra consacrazione iniziata con il Battesimo e confermata con la Cresima e siamo invitati a mettere davanti a Lui la vita che ci ha donato.

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È accesa la lampada? Festa della Famiglia

Ieri abbiamo celebrato la Festa della Famiglia e oggi, davanti al ss. Sacramento dell’Eucaristia, vogliamo continuare la nostra riflessione su questa realtà meravigliosa che è la famiglia.

Se siamo qui è proprio perché abbiamo avuto una famiglia che ci ha dato la vita e il Battesimo e di questo dobbiamo prima di tutto dire Grazie al Signore.

Ma di quante cose che abbiamo ricevuto dai nostri genitori dobbiamo ringraziare il Signore?

Forse non per tutti la famiglia è sempre fonte di gioia, alcuni magari hanno sofferto o stanno soffrendo proprio per problemi di famiglia perché purtroppo il peccato si fa sempre presente nella nostra vita.

È questo allora un motivo in più per fermarsi a pregare, pesando a tanti ragazzi che soffrono, a tante famiglie distrutte dall’egoismo, provate dalla difficile situazione economica, dal dolore e dalla malattia, per tutte le famiglie che fuggono da una guerra o dal pericolo di morte… chiediamo al Signore che aiuti le nostre famiglie a diventare luoghi di amore vero, di rispetto reciproco, di attenzione ai più piccoli e a quelli che hanno bisogno senza innalzare muri o porte blindate nei cuori.

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“Gesù cresceva…….tu ?”

“… e Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.”

Queste sono le parole finali del Vangelo che abbiamo letto domenica a Messa e, se ci pensi bene sono davvero molto importanti perché ci dicono che Gesù, il figlio di Dio, ha voluto vivere in mezzo a noi, proprio come uno di noi e soprattutto vivendo la vita normale di ogni giorno di tutti i ragazzi.

Anche lui cresceva, diventava grande, non si faceva grande o bullo perché Lui era figlio di Dio, ma cresceva poco alla volta, giorno dopo giorno perché crescere è una cosa molto bella proprio come capita a ciascuno di noi.

Crescere vuol dire raggiungere poco alla volta degli obiettivi, seguire un progetto, e tu cosa pensi per il tuo futuro? Come vorresti crescere? Cosa vorresti diventare?

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” Non hanno più vino” testo per adulti

“Non hanno più vino!”, come Maria, qui davanti a Gesù anche noi ripetiamo con fede e con forza questa bellissima invocazione che nasce da un cuore materno e pieno di compassione.

Anche noi, chiesa in cammino nel mondo abbiamo questo compito importante, quello di Maria alle nozze di Cana.

Dobbiamo pregare il Signore Gesù per tutte quelle coppie che non hanno più vino, il cui amore sta annacquandosi, per cui la gioia non esiste più ma regna la stanchezza, il dolore, la malattia, la povertà, il non rispetto, l’egoismo, il tradimento…

Pensiamo in questo momento a tutte quelle famiglie che sono in crisi e che non riescono ad uscirne, che non vogliono superarle, che sono sole e senza aiuto e che alle prime difficoltà si arrendono provocando grandi disastri in sé stessi e nei figli innocenti….

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Adorazione per ragazzi ” Ti pago da bere”

Se ci guardiamo intorno, vediamo che purtroppo sono tante le famiglie che “non hanno più vino” proprio come è successo alla festa di nozze a Cana raccontata nel Vangelo di ieri.

Non avere più vino vuol dire non avere più la gioia dello stare insieme e sono tanti i motivi per cui questa gioia viene a mancare in qualche famiglia, il lavoro troppo stressante che non lascia spazio a rapporti più sereni e umani, i litigi che nascono a volte anche a causa del comportamento dei figli o dei genitori o dei suoceri, tante cause anche esterne alla famiglia, il parere della gente, le amicizie invidiose e pericolose, il dolore e le malattie ma sempre comunque è perché ciascuno, invece di donarsi cerca solo di avere e di usare gli altri solo per sé senza rispetto.

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Ma facciamogli piacere….

“Cristo non volle essere battezzato per essere santificato dalle acque, ma per santificarle lui stesso di modo che fosse Lui a purificare quelle acque che toccava. Rese così pura la fonte perché la grazia del lavacro battesimale fosse distribuita in seguito ai popoli futuri.” (S. Massimo da Torino)

…E questa grazia di cui ci parla s. Massimo, un giorno è stata effusa su di noi, anche su di te, e siamo diventati figli di Dio.

A proposito, ti ricordi la data del tuo Battesimo?

Da allora sei diventato figlio e oggi sei qui proprio come figlio per parlare con il Padre ma soprattutto per verificare di fronte al suo Figlio nel quale il Padre si “compiace”, la tua somiglianza con Lui così da essere anche tu “consolazione, compiacimento” del Padre.

È proprio Gesù il nostro modello, è a Lui che dobbiamo guardare per vivere fino in fondo la nostra vocazione ad essere figli di Dio.

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Cercasi asino

Il Signore ne ha bisogno.Di cosa?

Di un asino legato come me, come te!

Senza l’asino non può entrare a Gerusalemme, nel mondo.

Il somaro è colui che porta i pesi degli altri, colui che si fa servo e non si serve o si fa servire, per questo il Signore ne ha bisogno perché indica il suo stile di ingresso nel mondo, anche a Betlemme era tra un asino e un bue (segno di mansuetudine).

L’asino però deve lasciarsi slegare da Lui, deve liberare la sua capacità di servire, di mettersi al servizio di Gesù per poterlo portare ai fratelli, deve liberarsi da tutti i pregiudizi e da tutte le domande inutili che la gente si può fare: “Perché lo slegate?” “A cosa serve servire gli altri?”

“Una vita serve se serve!” ha detto più volte Papa Francesco.

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Il dubbio Giovanneo !!

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”

Ecco il dubbio di Giovanni Battista.

In prigione per amore della verità e per fedeltà alla sua missione, Giovanni, riflette sulla sua vita, sente vicino il giorno della morte e vuole essere certo di aver visto giusto, di non aver speso la sua vita per niente, di essersi comportato secondo la volontà di Dio.

Lui, così deciso ha un momento di dubbio, di crisi!

Manda i suoi discepoli a chiedere luce a Gesù.

E ai suoi inviati Gesù cosa risponde?

Guardate i segni del regno che avanza, che è già in mezzo a noi …

Quali sono questi segni?

I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti resuscitano e ai poveri è annunciato il Vangelo!

Quanti anche ai nostri giorni cercano dei segni, in questo mondo in crisi dove sembra che solo il male, l’odio e la violenza sembrano farla da padroni e pretendono di imporre la loro volontà e visione della vita, cosa possiamo fare, cosa dobbiamo dire?

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L’ oggi di Dio

L’oggi di Dio è il titolo di un libro di molti anni fa del priore di Taizè R. Shutz e ci invitava a riflettere che Dio interviene sempre nella storia di ogni uomo in un momento ben preciso. Così anche oggi, come un giorno su Giovanni, in questo contesto storico, la Parola di Dio scende su di te, il Signore vuole incontrarti e tu sei venuto qui disponibile all’ascolto.

Ecco il miracolo che anche oggi si avvera: la Parola che ha creato tutto, la Parola che è fuori dal tempo e dallo spazio, quella Parola “scende” in questo mondo, entra a far parte della nostra storia, della tua storia, della tua vita.

Come nel Vangelo che abbiamo ascoltato ieri, anche oggi la Parola ha bisogno del deserto per poter arrivare a destinazione.

Devi allora fare deserto e cioè innanzitutto silenzio perché tu possa ascoltare la Parola.

Devi fare silenzio dentro di te! Metti a tacere tutte le voci che ti disturbano e ti distraggono, tutte le tentazioni che ti distolgono dal Signore e mettiti in ascolto, tendi l’orecchio, apri il cuore, renditi disponibile, attento e desideroso della sua Parola.

Il deserto però è anche il luogo della povertà, dell’aridità e molte volte assomiglia proprio alla nostra vita, povera, arida, ma assetata e desiderosa di cambiare.

Non dobbiamo pensare di poter offrire al Signore chissà quali cose, Lui viene anche nel deserto, nel “piattume” e nel “pattume” della nostra vita di ogni giorno con i nostri limiti e i nostri peccati, una vita deserta e quindi desiderosa di acqua che ristori la sete e dia fecondità, con la voglia, di cambiare, di lasciarci trasformare da Lui.

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La Fine o il Fine, questo è il problema

Se confrontiamo le parole di Gesù del Vangelo di ieri con le notizie dei giornali e della Tv, possiamo riconoscere che i “segni” della venuta del Signore sono già presenti e nello stesso tempo accorgerci che il mondo ha bisogno di un Salvatore.

Cosa dobbiamo fare allora?

Due sono le tentazioni che ci si presentano quando ci mettiamo di fronte al problema della fine del mondo e quindi del valore del tempo e della nostra vita.

La prima è il desiderio di conoscere la “data di scadenza” e quindi la tentazione di poter possedere il tempo misurandolo, come si fa con tante altre cose.

Se ci pensiamo bene però ci accorgiamo che il tempo ci sfugge, nel momento stesso in cui tu pensi a “questo momento”, è già passato … solo il Signore è padrone del tempo, Lui che non solo “esce dal tempio”, ma è al di fuori del tempo, Lui che è Eterno.

La seconda tentazione è conseguente alla prima e cioè, visto che non possiamo fermare e possedere il tempo, allora cerchiamo di goderne fino in fondo, riempiendolo, sfruttandolo fino in fondo, non vogliamo perdere nemmeno un secondo … e così ci ritroviamo pieni di impegni, sport, amici, TV, lavoro, mestieri di casa,…, che ci distraggono dal senso della vita fino al punto che la malattia del secolo è la depressione (qual è il fine della mia vita?) o lo stress (non ho più un minuto di tempo), ma intento il tempo passa lo stesso e noi, presi da tante cose, non ci accorgiamo dove stiamo andando.

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L’interrogazione finale

Il Vangelo di domenica scorsa ci parla della venuta di Gesù alla fine dei tempi, cioè alla fine del mondo, quando davanti a Lui sfileranno tutti gli uomini come un gregge e Lui, come un pastore, dividerà le pecore dalle capre, i buoni dai cattivi.

Tutto questo avverrà alla fine del mondo ma prima alla fine della nostra vita, noi andremo da Lui ed Egli ci giudicherà.

Questa, che stiamo iniziando, per noi cristiani, è l’ultima settimana dell’anno liturgico e allora potremmo approfittarne per fare un po’ il bilancio di quest’anno passato, per esaminare la nostra vita e prepararci al grande esame finale.

Se ci pensiamo bene, siamo proprio fortunati perché, al contrario degli esami di scuola, noi già sappiamo le domande dell’esame finale che il Signore ci farà e quindi possiamo prepararci per rispondere bene.

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Cosa mi metto ?

Qualche volta ti sarà capitato di sfogliare l’album delle foto di un matrimonio o di partecipare a un pranzo di nozze: una esperienza molto bella tanto che tutte le volte che ci ripensi e vedi quelle immagini, rivivi in fondo al cuore la gioia di quel giorno speciale: l’amicizia, l’allegria, i cibi gustosi, il vino abbondante e la felicità sul volto degli sposi e degli invitati….

Si ritorna volentieri a quei momenti, per gli sposi, magari con un pizzico di nostalgia perché la vita non è sempre una festa e, come si dice: “capita che il miele finisce e rimane… la luna.” Comunque, è bello ripensare con la mente e con il cuore per rivivere quei momenti di gioia.

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Annunciare e adorare è una cosa da imparare

Di fronte ai discepoli che dubitavano (?!) Gesù non fa grandi discorsi ma dice “andate e fate discepoli tutti i popoli…”

Celebrare la Giornata missionaria è come aprire le finestre di casa e cioè far entrare aria fresca.

Di fronte alle nostre piccole “beghe” quotidiane, di fronte ai nostri egoismi e alle nostre pigrizie e dubbi, il Signore ci ricorda che dobbiamo uscire, andare nel mondo ed annunciare il Vangelo a tutte le genti.

Ogni cristiano, se vero cristiano, dovrebbe sentire dentro di sé la spinta ad essere missionario, per portare dovunque l’annuncio della gioia che deriva dalla fede in Gesù.

Forse, sarebbe bene cominciare da noi stessi, andare nelle “periferie” del nostro cuore, nei paesi “lontani” della nostra vita di tutti i giorni per portare la luce di Cristo.

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Cum la fabrica del Dom . Dedicazione del Duomo 4

In questa domenica dedicata alla riflessione sulla Dedicazione del Duomo di Milano, la Parola di Dio ci invita a riflettere sulla nostra vita, perché noi siamo le pietre vive della chiesa.

La comunità cristiana ha il compito di rendere visibile, proprio come il Duomo, la presenza del Signore nella nostra città e così anche noi, per poter essere all’altezza di questa missione, dobbiamo lavorare sodo e sempre (proprio come la fabbrica del Duomo che non finisce mai).

Nel Vangelo di ieri c’è l’indicazione di un percorso che ci viene suggerita un percorso a ritroso, dalla superficie al profondo, un cammino spirituale che usa immagini prese dalla vita di tutti i giorni.

Questo dell’adorazione, quindi, è il momento più giusto per approfondire questo cammino di ascesi e per applicarlo alla nostra vita spirituale.

La prima immagine è quella dei frutti buoni (o cattivi).

Il primo esame che dobbiamo fare, quindi, è se la nostra vita produce frutti e soprattutto la qualità di questi frutti.

Siamo persone che costruiscono, che donano generosamente cose buone a tutti o persone che sprecano, scartano, dividono, “avvelenano”?

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Open Day VII dopo mart. C2

L’altra domenica abbiamo vissuto un momento molto bello: “l’Open Day” della Parrocchia. Tanta gente, tanto impegno, tante parole, tanta gioia, tutti i gruppi della parrocchia, tanti, si sono presentati, si sono fatti conoscere e soprattutto si sono incontrati tra loro. Ora invece tanto silenzio, qui davanti al Signore fonte di tutta la nostra gioia e della nostra vita, per riflettere e pregare lasciandoci guidare dalle immagini che il Vangelo di ieri ci ha proposto.

Il tesoro nascosto

Quante persone domenica si sono meravigliate per le tante iniziative e gruppi della Parrocchia! Quante volte anche noi non ci accorgiamo dei tanti tesori nascosti?

Il regno dei cieli è proprio come un tesoro nascosto, non si fa vedere, non si mette in mostra. Molti, visitando l’oratorio, si sono meravigliati per tutto quanto viene proposto per i più piccoli e che prima non conoscevano, un vero tesoro nascosto!

Anche nella tua vita di ogni giorno però quanti tesori nascosti… prova a fermarti un attimo a riflettere e a scoprirli….persone, situazioni di vita, doti particolari, occasioni…

Molte volte non ci accorgiamo di tutte queste ricchezze che il Signore ci offre perché siamo troppi distratti… ma se riusciamo a scoprirle, allora la nostra vita si trasforma.

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VI Dom. C dopo Martirio G.B.

VI Dom. C dopo Martirio G.B.

Il Profeta

Spezzare un pane, ascoltare un quartetto di Mozart, camminare sotto una pioggia ridanciana, in questo momento ci sono degli esseri a cui non è permesso fare cose così semplici perché sono malati, sono in

prigione, o perché sono così poveri che per loro un pane vale una fortuna. (C. Bobin – Mozart e la pioggia)

Esiste un’amicizia profonda tra i poveri e i profeti. Sulla terra ci sono pochi spettacoli più belli di poveri che condividono la loro tavola con il profeta che passa e li benedice. È il pane dei poveri il primo nutrimento dei profeti, che se smettono di mangiare questo pane iniziano a perdere la

profezia e l’anima. Per incontrare Elia, ci si prepara, ci si raccoglie, si fa silenzio.

La Bibbia non è una fiction, i suoi personaggi non sono attori. Sono persone vive, di carne e sangue, che rivivono e risorgono ogni volta che qualcuno li tratta da persone vive e vere. Questa vita nella Bibbia acquista una forza e una bellezza unica, la Parola un giorno si fece carne perché la parola

biblica, diversamente ma veramente, lo era già, e lo è ancora.

Elia è il patriarca dei profeti biblici. Una figura eccezionale, tra storia e leggenda, straordinaria nelle sue luci e nelle sue ombre. Non ci ha lasciato nessun libro, ha parlato poco, i Libri dei Re gli dedicano pochi capitoli; eppure Elia, insieme a Mosè e Davide, è molto presente e amato nella tradizione biblica, in molte Chiese cristiane, nell’islam. È un profeta che ha ispirato l’arte, la musica, la letteratura. Amatissimo dai poveri, dalle tradizioni monastiche, dai mistici e dagli amanti della preghiera. Non c’è nome più presente di quello di Elia nei Vangeli, e avremmo un altro Gesù senza Elia. Nella celebrazione della Pasqua, le famiglie lasciano un calice pieno e una sedia vuota: sono per Elia, perché potrebbe sempre arrivare, perché arriva sempre, con la sua voce a illuminare il cammino. «Elia, il Tisbita, disse ad Acab: “Per la vita di YHWH, alla cui presenza io sto, in questi

anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”» (1 Re 17,1).

Come Abramo, come Noè. Il suo nome dice molte cose: “YHWH è il mio Dio”. Veniva dalla regione di Gàlaad, nella Transgiordania, quindi dal Regno del Nord. Viene inviato al re Acab, un grande idolatra: «Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del Signore… Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo, ma prese anche in moglie Gezabele di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui … provocando a sdegno YHWH, più di tutti i re d’Israele prima di

lui».

Elia annuncia ad Acab una siccità eccezionale, che terminerà quando lui lo dirà. Porta un messaggio nefasto di YHWH per Acab. Quindi inizia il suo cammino: «A Elia fu rivolta questa parola di YHWH: “Vattene di qui, dirigiti verso oriente”» (17,2-3). Come Abramo, la storia di Elia inizia con un “vattene”. È uomo errante e fuggiasco, come Abramo, Caino e Giacobbe, va anche lui verso oriente. Ma l’oriente per l’uomo biblico è la direzione dell’Esilio, è via verso Babilonia. La profezia è esilio, dagli affetti famigliari, dagli amici, da sè stesso: il profeta è un eterno spaesato, perchè nessun paese è veramente il suo paese, perchè non torna mai a casa. Elia fugge perché, Acab e sua moglie Gezabele lo perseguitano. I profeti veri sono sempre fuggiaschi e in costante pericolo, anche quando passano tutta la vita nello stesso luogo. Seguono e obbediscono a una voce, e quindi spesso entrano in conflitto con la voce dei potenti. Parlano quando la voce lo chiede e non quando è opportuno parlare. E dicono parole libere, e per questo sono odiati da chi vorrebbe comandare le parole di tutti, tanto più odiati quante più sono le parole comandate, il profeta diventa odiatissimo quando la sua parola resta l’unica parola libera

nella città.

«Egli partì e fece secondo la parola del Signore» (17,5). Ecco un altro elemento essenziale dei profeti non-falsi: Elia obbedisce, parte, va. Non c’è profeta senza questa obbedienza radicale: «Andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente» (17,5-6). Una delle scene più note della Bibbia e più amate dall’arte. Immagine splendida della provvidenza che accompagna gli uomini e le donne di Dio, che accompagna tutti. Chi obbedisce e parte non muore, perché

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Ripercorri la tua vita

La prima lettura ci ha fatto conoscere la testimonianza di Paolo, il suo cammino spirituale che lo ha portato ad incontrare il Signore Gesù appunto attraverso lo scorrere del tempo, della sua vita.

La seconda lettura ci da il fondamento della nostra speranza: Gesù, sacerdote in eterno, per sempre che supera anche la morte e che quindi è sempre presente nel nostro cammino di vita.

Il Vangelo ci parla di un tempo in cui “non mi vedrete” e un altro tempo in cui “mi vedrete” e ci richiama quindi al passare dei giorni e delle stagioni che si caratterizzano dalla presenza visibile o meno del Signore.

Di fronte a queste Parole, di fronte all’Eucarestia, Parola d’Amore, sarebbe bello che anche tu come Paolo rileggessi il tuo cammino di vita.

Forse se rifletti un po’ anche tu troverai momenti belli, importanti ma anche momenti in cui in cui ti sembrava di essere stato lontano dal Signore (pensa a Paolo!) ma ti accorgerai che Lui ha guidato i tuoi passi fino a qui, oggi.

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Fate la carità

“Che vi amiate gli uni gli altri…”. Questo è il comandamento nuovo che il Signore, nella notte in cui fu tradito, diede ai suoi discepoli.

Sapendo che quelle erano le ultime ore della sua vita tra noi, ha voluto donarci una parola importante, un comando che riassumesse tutto il suo messaggio.

Ma perché dobbiamo amarci?

Non perché siamo bravi, non perché, se ragioniamo un momento, possiamo comprendere che è l’unico modo vero, giusto e intelligente di vivere questi quattro giorni della nostra vita in questo mondo. Dobbiamo volerci bene perché Lui ci ha amato per primo, perché siamo oggetto continuo di amore da parte del Signore e perché amandoci l’un l’altro manifestiamo la presenza del Signore risorto.

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Pieni di gioia o di noia?

Il Vangelo di domenica ci ha ricordato il comandamento più grande che Gesù ci ha lasciato, l’unica regola per possedere la gioia e per realizzare in pieno la nostra vita: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi”.

Come sarebbe bello il mondo se tutti si volessero bene come Lui ci ha voluto bene!

Ma cosa vuol dire amare come Lui?

  • Innanzitutto accorgerci di essere amati per primi: “Come il Padre ha amato me…” Nessuno di noi può dire di non essere amato da nessuno. Anche la persona più sola e abbandonata su questa terra di una cosa può essere certa: dell’amore di Dio, anzi, più è abbandonata e sola, e più è amata da Dio! Ciascuno di noi è amato da Dio in maniera particolare, speciale, unica. Proviamo ad accorgerci di questo amore, a renderci conto che c’è qualcuno in ogni momento della nostra vita che ci pensa, che si preoccupa per noi. Questo ci deve dare gioia, serenità e sicurezza.
  • Amare come Gesù vuol dire condividere con l’altro la gioia che si ha nel cuore: “…perché la mia gioia sia in voi.” Amare è donare. Forse non sono capace di amare perché non so donare o perché non ho nulla da donare, non sono pieno di gioia, la mia vita forse è piena di noia, di doveri da compiere, di insoddisfazioni e allora non so donare nulla. Molte volte mi sembra di amare ma solo chi mi da qualcosa, chi mi è simpatico, chi mi è utile e allora se ci pensi bene è solo amore per me stesso…..
  • Amare è donare una gioia “piena”: “… e la vostra gioia sia piena.” Amare è volere il bene di tutto l’altro, non solo il bene materiale. Amare non vuol dire solo donare qualche cosa ma anche accogliere l’altro come figlio di Dio e nostro fratello. Amare vuol dire condividere anche le gioie profonde e spirituali, amare vuol dire comunicare anche il dono della fede perché la gioia sia piena e non solo materiale. Ci preoccupiamo di donare anche la nostra esperienza di fede? Condividiamo con gli altri la preghiera, la riflessione sulla Parola di Dio, ci preoccupiamo del cammino di fede dei nostri fratelli? Quanti genitori vogliono bene ai loro figli …. non gli fanno mancare nulla … di materiale! Come è bello vedere mamme o nonne che accompagnano i ragazzi qui davanti a Gesù e li affidano al suo sguardo d’amore… questo è uno dei gesti più belli di amore per loro…
  • “Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la sua vita per i propri amici”: Amare è donare tutto se stessi. Cosa sono disposto a dare per i miei amici? E per i nemici? Gesù ha dato la sua vita per i peccatori. E tu?
  • “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” SE, amare vuol dire lasciare liberi, il Signore ci propone una via per stare con Lui ma non ce la impone, ce la suggerisce, se vuoi, ci lascia liberi perché l’amore vero non è possedere, schiavizzare, ma rendere consapevoli, responsabili, liberi. E tu? Come tratti i tuoi amici? I tuoi fratelli, le persone che ami?

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