Figli di un vitello? No grazie! Anno 201

Ricordando la prima lettura di ieri che raccontava quanto è successo al popolo di Israele nel deserto con la costruzione del “vitello d’oro”, anche noi, in cammino in questo deserto della vita e in particolare giunti a metà della quaresima, fermiamoci un attimo per verificare un po’ a che punto siamo per non lasciarci tentare dai nostri piccoli vitelli d’oro….

Ecco l’importanza di questo momento tranquillo e disteso di preghiera, che prolunga in noi la Grazia della messa della domenica.

Ecco l’importanza di questo dialogo con il Padre e dell’ascolto della Parola per poter conoscere la verità e per diventare liberi proprio come ci suggeriva Gesù nel Vangelo di ieri.

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I social di una volta

Un pozzo, un luogo deserto, un luogo che poco alla volta si anima perché tutti si ritrovano al pozzo.

Un social di una volta, una piazza dove tutti coloro che hanno sete si radunano quasi un flash mob….

Pensiamo ai nostri cellulari, ai messaggi, a Facebook, Istagram… sono i moderni pozzi attorno ai quali tanti si ritrovano perché hanno sete.

Di cosa? Di comunicare, di piacere….

Gesù oggi ci indica un percorso per ciascuno di noi, un percorso che conduce attraverso un social, ad un incontro personale e sempre più profondo con l’altro, per arrivare ai luoghi più interiori dell’anima.

“Dammi da bere”, così comincia il dialogo tra Gesù e la Samaritana, Gesù aveva sete, anche sulla croce Gesù, prima di morire dirà “Ho sete”!

Ma di cosa ha sete il Signore? Non certo o almeno non solo di acqua.

La sete e l’acqua sono solo un segno, una “scusa”… hanno naturalmente un significato più profondo.

Gesù ha sete di noi, delle nostre anime, e noi, a nostra volta, abbiamo “sete” di Lui.

“Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” così diceva Sant’Agostino che aveva per tanti anni cercato di soddisfare la sua sete con le cose e i piaceri di questo mondo e finalmente scopre in Gesù che a sua volta continuava a cercarlo, l’unica fonte di acqua viva

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Prega la Messa

PREGA LA MESSA

Nel nostro cammino di riscoperta della preghiera non possiamo non tenere sempre conto del momento più alto e perfetto per un cristiano qual è naturalmente la celebrazione dell’Eucaristia.

Il nostro papa Francesco continua ormai da mesi a farci riflettere nelle sue catechesi sui vari momenti celebrativi della Messa spiegandone il significato e gli atteggiamenti giusti per partecipare.

Forse troppe volte abbiamo pensato alla Messa della domenica come un obbligo da osservare, una cerimonia da seguire e magari abbiamo partecipato, ascoltato ma forse poche volte abbiamo pensato di “pregare la messa” e non di “pregare a messa”.

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Come posso usarli bene?

“Che dovrò fare per te Efraim? Che dovrò fare per te Giuda?” si domandava il Signore tramite la voce del Profeta Osea.

“Che dovrò fare per te….. (prego inserire il proprio nome….)?

Oggi il Signore lo chiede anche a te!

“Cosa devo fare ancora per te perché tu possa capire quanto ti voglio bene?”

Troppe volte pensiamo che il Signore ci trascura, non ci ascolta, non fa quello che gli chiediamo o troppe volte invece pensiamo di essere noi a fare qualcosa per Lui (una preghiera, una buona azione, persino con questo momento di adorazione corriamo il rischio di vederlo come qualcosa che facciamo per Lui… dovrebbe essere contento di noi….

Il Vangelo di ieri con l’episodio della prostituta, vuol dare, non solo a Simone, il fariseo ospitante (ma non ospitale) ma anche a ciascuno di noi una lezione di vita.

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Ritrovato!!!

Eccolo qui, Gesù, nel Tempio, proprio come abbiamo letto nel Vangelo di ieri. Anche tu come Maria, sua madre, come Giuseppe, suo padre, lo hai cercato e lo hai ritrovato qui nella casa del Padre perché, l’aveva detto Gesù dodicenne, “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio (che tradotto meglio vuol dire: “devo stare nella casa del Padre mio)?” Eccoci qui, allora, un po’ affannati e bisognosi di Lui per avere un po’ di luce anche sulla nostra famiglia. Non cerchiamo troppo di “comprendere”, però, impariamo da Maria, serbiamo questi momenti nel profondo del nostro cuore e, come Giuseppe, stiamo in silenzio. Fermiamoci a contemplare Gesù, a indagare sul mistero della sua vita e della sua presenza tra noi. Contempliamo anche la sua meravigliosa Famiglia: riviviamo i pensieri, le emozioni, le domande di Maria e Giuseppe in ansia per Lui. Gesù era tutto per loro!

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Diamoci una mossa anno 2018

Le letture di domenica mettono al centro da una parte la preoccupazione materiale per il cibo, per l’acqua, per il sostentamento quotidiano e dall’altra la risposta sempre generosa e sovrabbondante di Dio che si prende cura e compassione per il suo popolo che lo segue, nel deserto e sulle strade della Palestina.

Dio interviene con la manna e le quaglie, con la nube e la roccia da cui scaturisce l’acqua e poi con Gesù con la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

San Paolo nella seconda lettura, richiama questi segni dell’amore quotidiano di Dio per invitare i Corinzi ad avere fede in un Dio così attento ai bisogni dell’uomo, così provvido e quindi a lasciarci prendere da desideri spirituali e non pensare solo alle cose materiali.

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Alla scuola di Maria anno 2018

Quante volte, un po’ sfiduciati ci chiediamo “Cosa serve pregare?”

Tante volte abbiamo chiesto qualcosa al Signore e ci lamentiamo perché non abbiamo ottenuto quanto sperato e così abbiamo perso la voglia di pregare, pensiamo che sia inutile o che sia solo una “tassa” da pagare, un dovere da compiere …

Il Vangelo di ieri ci presenta il caso di una preghiera esaudita, quella di Maria a Cana di Galilea.

Se esaminiamo bene la preghiera di Maria ci suggerisce un atteggiamento di fondo molto importante da avere quando preghiamo: lei dice ai servi e suggerisce a ciascuno di noi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Troppe volte la nostra preghiera rivolta a Gesù invece è “Fai qualunque cosa ti chiedo!”. Forse dobbiamo proprio cambiare!

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Ma diamogli un po di soddisfazione ! 2018

“Cristo non volle essere battezzato per essere santificato dalle acque, ma per santificarle lui stesso di modo che fosse Lui a purificare quelle acque che toccava. Rese così pura la fonte perché la grazia del lavacro battesimale fosse distribuita in seguito ai popoli futuri.” (S. Massimo da Torino) Questa grazia di cui ci parla s. Massimo, un giorno è stata effusa su di noi, anche su di te, e siamo diventati figli di Dio. A proposito, ti ricordi la data del tuo Battesimo? Da allora sei diventato figlio e oggi sei qui proprio come figlio per parlare con il Padre ma soprattutto per verificare di fronte al suo Figlio nel quale il Padre si “compiace”, la tua somiglianza con Lui così da essere anche tu “consolazione, compiacimento” del Padre. È proprio Gesù il nostro modello, è a Lui che dobbiamo guardare per vivere fino in fondo la nostra vocazione ad essere figli di Dio. Allora, che cosa fa piacere al Padre? Di che cosa si compiace il Padre nel suo Figlio Gesù? Certamente nel fare la sua volontà, ma qual è la sua volontà? Nell’immergersi nelle acque sporche dei nostri peccati del Giordano per santificarle, per prendere su di sé tutto il male del mondo. E allora mi domando, mi comporto così, come il Figlio ci insegna?

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Ma chi ti credi d’ essere?!

“Tu, chi sei?” Un giorno i farisei hanno chiesto a Giovanni Battista. E se oggi lo chiedessero a te? Forse non corri questo pericolo perché non vai in giro vestito di peli di cammello mangiando cavallette e miele selvatico o forse perché non predichi la venuta del Messia e la conversione … O, forse, purtroppo, nessuno te lo chiede perché la tua vita è un po’ troppo grigia, la tua fede fa fatica a trasparire … O forse perché oggi ognuno si fa i fatti propri e non si cura di quello che fa il vicino … Ma se anche nessuno te lo chiede, oggi Gesù, qui di fronte e a te ti interroga:

“Tu, chi sei?”

“Come vivi la tua vita? Qual è il segreto, il motore della tua vita?”

“Che rapporto c’è tra te e il Signore?”

“Stai vivendo l’Attesa, come?”

Forse, se anche oggi sei venuto qui, è perché il Signore conta qualcosa per te, è perché tra te e Lui c’è un certo rapporto di amicizia, di amore …

Forse questa amicizia, ti stai accorgendo, poco alla volta sta trasformando ogni giorno la tua vita …

Forse ti accorgi che la tua vita ha senso solo se ti metti nelle mani del Signore, al suo servizio, solo se sai riconoscerlo presente in mezzo a noi e sai indicarlo agli altri che lo cercano …

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Meglio un asino vivo che morto anno 2017

Il Signore ne ha bisogno, di cosa? Di un asino legato come me, come te Senza l’asino non può entrare a Gerusalemme, e nel mondo. Il somaro è colui che porta i pesi degli altri, colui che si fa servo e non si serve o si fa servire, per questo il Signore ne ha bisogno perché indica il suo stile di ingresso nel mondo, anche a Betlemme era tra un asino e un bue (segno di mansuetudine). L’asino legato però non serve a nulla, deve lasciarsi slegare da Lui, deve liberare la sua capacità di servire, di mettersi al servizio di Gesù per poterlo portare ai fratelli, deve liberarsi da tutti i pregiudizi e da tutte le domande inutili che la gente si può fare: “Perché lo slegate?” “A cosa serve servire gli altri?” Come la folla che lo accoglie, dobbiamo avere il coraggio di “Buttare i nostri mantelli” cioè le nostre false sicurezze, le nostre ricchezze, la nostra vita, ci dobbiamo mettere ai piedi di Gesù per preparargli la strada, per seguirlo facendo un cammino, passando da Betfage (Casa del fico, cioè della sapienza, dei “dottori”, delle belle parole, dell’immagine… Pensiamo al fico sterile, fatto solo di belle foglie…) a Betania (Casa del povero) attraverso il Tempio (luogo dell’incontro con Dio). Eccoti allora ai piedi di Gesù, forse sei ancora legato, forse hai paura di consegnarti nelle sue mani, forse ti spaventa il suo peso, ma il suo giogo è dolce e leggero…. Fidati di lui, come l’asino, “lo rimanderà subito” dopo aver svolto il suo servizio, non ti schiavizza, ti rimanda libero…

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Un po di profumo

 

Entrando in chiesa sei stato accolto dal profumo dell’incenso che, assieme alle luci e alle candele, ti rimandano alla presenza del Signore nell’Eucarestia. Due segni, la luce e il profumo strettamente collegati all’Eucarestia, che testimoniano la presenza di Gesù. Due segni che ricordano anche il momento del Battesimo, quando ti è stata data la candela (accesa alla fiamma del cero pasquale) e quando sei stato unto con il crisma, l’olio profumato. Due segni che ti hanno “consacrato” testimone della presenza di Gesù! Ieri la Parola di Dio ci ha ricordato che noi siamo il “profumo di Cristo” e che dobbiamo “diffondere ovunque il profumo della sua conoscenza”. In un mondo pieno di “puzza” di male, di violenza, di odio, di divisione, di egoismo, di peccato, inquinato da “polveri sottili di morte” noi invece dobbiamo diffondere il buon profumo di Cristo, come? Con le nostre buone opere, con il nostro stile di vita, con le nostre scelte di amore, di solidarietà, di accoglienza, di condivisione e compassione… quando gli altri si accostano a noi dovrebbero sentire che la bellezza della nostra vita richiama, rimanda, ricorda una Presenza, quella di Gesù!  Gesù nel Vangelo di ieri ci ha ricordato anche la testimonianza di Giovanni: “Egli era la lampada che arde e risplende…”

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Se possibile effettuare una inversione ad U

SE POSSIBILE EFFETTUARE INVERSIONE A U

Capita, a volte, mentre stai guidando per raggiungere una località sconosciuta, di sentire il tuo navigatore che dice: “Se possibile effettuare inversione a U”, vuol dire che non hai seguito bene le istruzioni e che quindi stai sbagliando strada. Se non gli ubbidisci subito, la voce metallica di una speaker, continua a ripetere a intervalli regolari l’invito a tornare indietro o trova una via alternativa per raggiungere la meta ma naturalmente l’ora di arrivo e i kilometri aumentano in proporzione all’errore. Anche in questo cammino di avvento per raggiungere la meta dell’incontro con Gesù, domenica è comparsa una voce, quella di Giovanni Battista che ci dice “Convertitevi!!” cioè cambiate strada, attenti perché state sbagliando! Come il navigatore, anche Giovanni non ci dice di abbandonare l’auto o di prendere un altro mezzo, ci dice che la direzione è sbagliata e cioè che dobbiamo solo dirigere tutte le nostre doti, attitudini, capacità, verso il Signore e non verso noi stessi o il nostro egoismo. Approfitta di questo momento di silenzio per ascoltare la “voce” che ti invita a rimetterti sulla via giusta, non è la voce meccanica di uno strumento ma la voce del Signore che desidera incontrarti.

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Catechesi del Papa sull’importanza della Messa.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, che punterà lo sguardo sul “cuore” della Chiesa, cioè l’Eucaristia. È fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio. Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale. Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe. In effetti, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv. 6,53-54). Quei cristiani del nord Africa furono uccisi perché celebravano l’Eucaristia. Hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte. Una testimonianza che ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare al Sacrificio della Messa e accostarci alla Mensa del Signore. Stiamo cercando quella sorgente che “zampilla acqua viva” per la vita eterna, che fa della nostra vita un sacrificio spirituale di lode e di ringraziamento e fa di noi un solo corpo con Cristo? Questo è il senso più profondo della santa Eucaristia, che significa “ringraziamento”: ringraziamento a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che ci coinvolge e ci trasforma nella sua comunione di amore. Nelle prossime catechesi vorrei dare risposta ad alcune domande importanti sull’Eucaristia e la Messa, per riscoprire, o scoprire, come attraverso questo mistero della fede risplende l’amore di Dio. Il Concilio Vaticano II è stato fortemente animato dal desiderio di condurre i cristiani a comprendere la grandezza della fede e la bellezza dell’incontro con Cristo. Per questo motivo era necessario anzitutto attuare, con la guida dello Spirito Santo, un adeguato rinnovamento della Liturgia, perché la Chiesa continuamente vive di essa e si rinnova grazie ad essa. Un tema centrale che i Padri conciliari hanno sottolineato è la formazione liturgica dei fedeli, indispensabile per un vero rinnovamento. Ed è proprio questo anche lo scopo di questo ciclo di catechesi che oggi iniziamo: crescere nella conoscenza del grande dono che Dio ci ha donato nell’Eucaristia. L’Eucaristia è un avvenimento meraviglioso nel quale Gesù Cristo, nostra vita, si fa presente. Partecipare alla Messa «è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania: il Signore si fa presente sull’altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo». Il Signore è lì con noi, presente. Tante volte noi andiamo lì, guardiamo le cose, chiacchieriamo fra noi mentre il sacerdote celebra l’Eucaristia… e non celebriamo vicino a Lui. Ma è il Signore! Se oggi venisse qui il Presidente della Repubblica o qualche persona molto importante del mondo, è sicuro che tutti saremmo vicino a lui, che vorremmo salutarlo. Ma pensa: quando tu vai a Messa, lì c’è il Signore! E tu sei distratto. È il Signore! Dobbiamo pensare a questo. “Padre, è che le messe sono noiose” – “Ma cosa dici, il Signore è noioso?” – “No, no, la Messa no, i preti” – “Ah, che si convertano i preti, ma è il Signore che sta lì!”. Capito? Non dimenticatelo. «Partecipare alla Messa è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore».

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Quale Re?

QUALE RE?

Ieri abbiamo celebrato la solennità di Cristo Re e abbiamo concluso il cammino liturgico di questo anno. Ancora una volta abbiamo riconosciuto e proclamato Gesù, re e signore della nostra vita e dell’universo e oggi sei qui, alla “corte del Re”. Un re con un regno, non di questo mondo come ci ricordava il Vangelo, un re che si presenta a noi nella sua fragilità e bontà significate dal Pane Eucaristico e dal suo trono, la croce con la quale ha conquistato il Regno. Ma è proprio vero che Lui è il mio Re, il Signore della mia vita? Di quanti altri re sono suddito: il denaro, la mia immagine, i desideri della carne, il lavoro, il mio egoismo, la mia superficialità, la mia prepotenza… Il segno di croce che distingue i “sudditi” del Suo Regno mi ricorda che anch’io sono disposto e chiamato a portare la croce. Ma sarà proprio così? Quante volte pensiamo che essere Re occorra farsi rispettare e “non farsi mettere sotto i piedi!”, non è certamente questa la “logica della croce”. Quante volte siamo pronti ad evitare la fatica, l’impegno, la responsabilità, siamo pronti a scegliere il male facile piuttosto che il bene difficile o abbiamo paura a farci riconoscere come cristiani… Non è questa la logica della croce… del Regno di Dio. Quanti cristiani invece, anche oggi danno la loro vita per il Signore! E tu, cosa sei disposto a fare? Dare la vita vuol dire anche prendere ogni giorno la propria croce, vivere per gli altri, donare il nostro tempo, le nostre doti, il nostro affetto, la nostra compassione, la nostra forza, il nostro esempio di onestà e di fedeltà, tutte scelte che soprattutto ai nostri giorni costano fatica e richiedono da noi di morire poco alla volta al nostro egoismo e vivere la logica della croce. Ora sei qui, “convocato” dal Re per ascoltare la sua voce, per obbedire ai suoi comandi, per contemplare ancora una volta il suo amore per te. Questo momento ci aiuti a conoscere sempre meglio la sua volontà, a capire il perché delle cose e il senso della nostra vita. Di fronte al tuo Re allora, in silenzio, fai spazio nel tuo cuore alla Sua Parola che già illumina la tua vita… e metti di fronte a Lui questo nuovo anno liturgico che sta per iniziare perché sia davvero un cammino di crescita e ci aiuti a conformarci sempre di più a Gesù attraverso la celebrazione dei misteri della sua vita.

Don Mario

 

Anche i duri vanno in crisi

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”
Ecco il dubbio di Giovanni Battista.
In prigione per amore della verità e per fedeltà alla sua missione, Giovanni, riflette sulla sua vita, sente vicino il giorno della sua morte e vuole essere certo di aver visto giusto, di non aver speso la sua vita per niente, di essersi comportato secondo la volontà di Dio.
Lui, così deciso ha un momento di dubbio, di crisi!
Non c’è da stupirsi, è proprio una caratteristica dell’uomo e soprattutto del credente quello di farsi sempre delle domande, di voler approfondire sempre di più i motivi del suo credere, la sua conoscenza del Signore e del suo progetto su di noi.
Cosa fa allora Giovanni?
Manda dei messaggeri a chiedere a Gesù di aiutarlo a risolvere i suoi dubbi.
Anche noi allora, non dobbiamo spaventarci se ci chiediamo il perché di quello che facciamo, della nostra fede, se ci domandiamo qual è la nostra vocazione.
Dobbiamo fare come Giovanni, chiedere, informarci, parlare magari con un sacerdote che possa meglio aiutarci a capire la volontà del Signore.
Anche questo momento di adorazione devi riscoprirlo come un momento importante di riflessione, di ricerca e di approfondimento del tuo rapporto di amicizia con Gesù e della tua serietà nel seguirlo.
Questa adorazione diventa anche la risposta che Gesù da alle tue domande, ai tuoi dubbi: la sua presenza nell’Eucaristia, nel silenzio del tuo cuore, negli amici che pregano con te, nel don in fondo alla chiesa……. sono segni concreti della sua vicinanza a te e strumenti che ti offre per crescere nella fede e nella comprensione della tua vita.
Non aver paura allora, mettiti nelle sue mani e impara da Giovanni, con forza e con decisione affronta i tuoi problemi e le tue domande, qui, oggi, sotto lo sguardo pieno di amore di Gesù Eucarestia.
Guardati attorno e scopri i segni del regno di Dio che avanza, il bene che viene seminato ogni giorno nei confronti di chi ha bisogno da tanti uomini, donne, giovani e ragazzi che come Gesù si fanno prossimo a chi soffre… e chiedi di diventare anche tu segno vivente dell’amore di Dio………..
       don Mario

Cinque stelle in movimento

No, non temere, non ho un …. grillo per la testa, ma piuttosto, ripensando alla parabola del Vangelo di ieri degli operai chiamati a lavorare nella vigna, aldilà dei problemi sindacali (e comunque forse potrebbe anche essere una bella idea quella di dare a tutti uno stipendio minimo per vivere…. Ma non sono problemi di nostra competenza), dovremmo lasciarci stupire dalla infinita misericordia del Padrone che vuole che tutti abbiano la possibilità di guadagnarsi da vivere (cioè di salvarsi) anche se (non per loro colpa) sono stati assunti (chiamati) in ore diverse. Dobbiamo quindi in questo momento di silenzio ringraziare il Signore che apre le porte del Cielo a tutti coloro che rispondono prontamente alla sua chiamata e si danno da fare nella sua vigna. Esce 5 volte a chiamare i lavoratori, a diverse ore del giorno per offrire a tutti la possibilità di collaborare al suo progetto di salvezza (vigna). Tutto questo racconto sta a dire che ciascuno di noi è chiamato dal Signore in momenti diversi magari ma una cosa è certa: Lui si fa vicino a tutti noi. È come se si accendesse una luce (quella dei quadri del Caravaggio), una stella (proprio come quella dei Magi), che richiede da te solo che ti metta in movimento, che incominci a lavorare per il Signore…. L’hai vista la stella? La luce si è accesa? Io mi faccio portavoce del Papa per proporti alcune “stelle” per illuminare la tua vita, sono contenute nel Decreto che indice l’anno santo della fede e che dona a tutti la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria, cioè il perdono totale dei peccati e delle pene temporali…. Se però ci mettiamo in movimento ….. Noi come parrocchia offriremo diverse possibilità, dalle riflessioni e lo studio del Concilio, ai pellegrinaggi a Roma e in altri luoghi, dall’attenzione alle persone inferme alle celebrazioni in giorni particolari, tutto questo proprio per offrire a tutti la possibilità di convertirsi, di rispondere alla chiamata del Signore e “lavorare nella vigna”. E prima di leggere sul retro di questo foglio le “5 stelle” per illuminare il tuo cammino di conversione, ricorda nella preghiera e affida al Signore il ministero di Parroco del nostro Don Giuseppe che ha ascoltato la chiamata del padrone della vigna e ha risposto con un generoso “sì”. La sua vita sia sempre illuminata dalla luce di Cristo risorto.

Don Mario

Nel giorno del cinquantesimo anniversario dalla solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha stabilito l’inizio di un Anno particolarmente dedicato alla professione della vera fede e alla sua retta interpretazione, con la lettura, o meglio, la pia meditazione degli Atti del Concilio e degli Articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica”. “Poiché si tratta anzitutto di sviluppare in sommo grado – per quanto è possibile su questa terra la santità di vita e di ottenere, quindi, nel grado più alto la purezza dell’anima, sarà molto utile il grande dono delle Indulgenze, che la Chiesa, in virtù del potere conferitole da Cristo, offre a tutti coloro che con le dovute disposizioni adempiono le speciali prescrizioni per conseguirle”. “Durante tutto l’arco dell’Anno della fede, indetto dall’11 Ottobre 2012 fino all’intero 24 Novembre 2013, potranno acquisire l’Indulgenza plenaria della pena temporale per i propri peccati impartita per la misericordia di Dio, applicabile in suffragio alle anime dei fedeli defunti, tutti i singoli fedeli veramente pentiti, debitamente confessati, comunicati sacramentalmente, e che preghino secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

1.- Ogniqualvolta parteciperanno ad almeno tre momenti di predicazione durante le Sacre Missionioppure ad almeno tre lezioni sugli Atti del Concilio Vaticano II e sugli Articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica, in qualsiasi chiesa o luogo idoneo;

2.- Ogniqualvolta visiteranno in forma di pellegrinaggio una Basilica Papale, una catacomba cristiana, una Chiesa Cattedrale, un luogo sacro designato dall’Ordinario del luogo per l’Anno della fede (ad es. tra le Basiliche Minori ed i Santuari dedicati alla Beata Vergine Maria, ai Santi Apostoli ed ai Santi Patroni) e lì parteciperanno a qualche sacra funzione o almeno si soffermeranno per un congruo tempo di raccoglimento con pie meditazioni, concludendo con la recita del Padre Nostro, la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima, le invocazioni alla Beata Vergine Maria e, secondo il caso, ai Santi Apostoli o Patroni;

3.- Ogniqualvolta, nei giorni determinati dall’Ordinario del luogo per l’Anno della fede (ad es. nelle solennità del Signore, della Beata Vergine Maria, nelle feste dei Santi Apostoli e Patroni, nella Cattedra di San Pietro), in qualunque luogo sacro parteciperanno ad una solenne celebrazione eucaristica o alla liturgia delle ore, aggiungendo la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima;

4.- un giorno liberamente scelto, durante l’Anno della fede, per la pia visita del battistero o altro luogo, nel quale ricevettero il sacramento del Battesimo, se rinnoveranno le promesse battesimali in qualsiasi formula legittima.

5.- Tutti i fedeli che “per malattia o gravi motivi” non possono uscire di casa, potranno ottenere l’indulgenza plenaria “se, uniti con lo spirito e con il pensiero ai fedeli presenti, particolarmente nei momenti in cui le Parole del Sommo Pontefice o dei Vescovi Diocesani verranno trasmesse per televisione e radio, reciteranno nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene il Padre Nostro, la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima, e altre preghiere conformi alle finalità dell’Anno della fede, offrendo le loro sofferenze o i disagi della propria vita.

 

E’ ora di seminare

Come il servo della parabola, anche tu sei qui davanti al “Padrone” e dopo una settimana di impegno nel mondo penso che pur con tanta amarezza nel cuore ti sei accorto (spero) che nel “campo” non c’è solo del buon grano ma cresce anche tanta zizzania…. Purtroppo sono tanti i seminatori di male in giro per il mondo e allora viene da dire come il servo “Signore vado a strapparla, mi metto di impegno a togliere di mezzo tutti coloro che fanno del male….” Ma la parabola stessa ci dice anche che non si deve avere l’impazienza, lo zelo sia pure buonodi togliere subito di mezzo tutti gli operatori di iniquità; e questo fondamentalmente per due ragioni: prima di tutto è solo Dio che vede fino in fondo nei cuori degli uomini e sa chi sono i giusti e gli empi; in secondo luogo la distinzione tra buoni e cattivi passa più nel cuore di ciascuno di noi che nel mondo. L’esperienza del peccato, purtroppo connaturata ad ogni essere umano, ci insegna che è innanzitutto dal nostro cuore che dobbiamo estirpare la zizzania.  In questo anno della fede chiediamo al Signore che ci doni più pazienza, tolleranza, e fiducia senza mezzi termini in Colui che, solo, scruta i cuori degli uomini. Solo Lui fa crescere come ci ricordava san Paolo nella seconda lettura di ieri, noi dobbiamo piantare, irrigare, curare, costruire ma solo la Grazia di Dio da la forza di crescere. Mettiti allora qui in silenzio davanti al Signore, apri il tuo cuore e lasciati irradiare dal sole del suo amore così che faccia crescere quanto ha seminato. Accogli e riconosci con umiltà anche la presenza del male nel tuo cuore e cerca di non farti soffocare dalla zizzania ma semina continuamente opere buone così che possano riempire ogni angolo del campo del tuo cuore e non soccombere al male. Il seme buono ha dentro di sé una grande forza, capace di trasformare tutto ciò che gli sta attorno proprio come il lievito e diventare luogo di rifugio e di riferimento come il granello di senape. Forza allora, pianta, innaffia, cura di fare tanto bene, al resto ci penserà il Signore. Una preghiera speciale sempre per il nostro don Giuseppe, per il suo nuovo cammino e per i nostri superiori perché siano illuminati nella scelta di un nuovo sacerdote da mandare tra noi. Sai benissimo quanto un sacerdote può fare di bene in una comunità e quanto contribuisce con il suo impegno alla storia della fede di una parrocchia. Prega allora con tanta forza il Signore perché mandi il suo Spirito.

Don Mario

 

La Cina ( e non solo) è vicina

La Giornata missionaria di domenica ci ha ricordato che ogni cristiano deve sentire dentro di sé la spinta ad essere missionario, a portare dovunque l’annuncio della gioia che deriva dalla fede in Gesù. Quando si pensa alla Missione si pensa sempre a luoghi lontani tanti chilometri a foreste inesplorate ma innanzi tutto dobbiamo cominciare da noi stessi, andare nelle “foreste” del nostro cuore, nei paesi “lontani” della nostra vita di tutti i giorni per portare la luce di Cristo. Ci sono momenti, situazioni, rapporti nella nostra vita che non sono ancora illuminati dalla fede: troppe volte magari viviamo come se Gesù non ci fosse e siamo schiavi di altre “divinità” (la nostra lingua, sempre troppo lunga, i nostri desideri, non sempre limpidi e puri, le nostre azioni all’insegna dell’egoismo, i nostri rapporti con gli altri dominati dall’interesse o dalla “simpatia”….), abbiamo tante “foreste” e “territori ancora inesplorati” dentro di noi che dobbiamo “conquistare” al Signore e illuminarli con la Sua luce per poter dare gioia e serenità al nostro cuore, ai nostri pensieri, al nostro agire quotidiano. Prova a scoprire davanti al Signore quali sono questi angoli bui nella tua vita…. Se oggi sei qui, penso che, al di là delle foreste che avrai scoperto, ci sia dentro di te almeno la voglia di essere discepolo di Gesù e quindi anche una buona parte di fede che quindi ti deve spingere ad annunciarla anche agli altri. Ecco l’altro impegno missionario. Chiediti allora se qualche volta pensi anche a quelli che il Signore mette ogni giorno sul tuo cammino e come Filippo negli Atti degli Apostoli senti dentro di te il desiderio di parlare loro del Signore, con il tuo modo di fare, con le tue scelte, i giudizi che dai, le parole che dici? Non ti viene voglia di dire a tutti la gioia di essere cristiano? O forse per te non è una gioia? Molti fratelli attendono da te un segno per poter crescere nella fede, aspettano da te un gesto che li possa aiutare a diventare più buoni e  più vicini al Signore. Non c’è bisogno di andare lontano, esci, per la strada, guardati intorno… sei già in missione, tutti quegli uomini e donne che fanno del lavoro la loro unica religione, il loro unico scopo nella vita… non hanno forse bisogno di ascoltare una Parola che li libera, che dà un senso alla loro esistenza? Non c’è bisogno di fare come Matteo Ricci o Giulio Aleni di andare nella lontana Cina, o nella più vicina Africa, siamo fortunati, è la Cina che è venuta qui, i nostri fratelli africani (quelli più fortunati che non lasciano la vita nel Mare Nostrum) sono qui in mezzo a noi… Ogni giorno incontro ragazzi, adolescenti, giovani che non conoscono il Signore e che forse aspettano solo che qualcuno gliene parli, glielo faccia incontrare, e non sono solo cinesi o africani o sud Americani… Continua allora a riflettere sul tuo impegno missionario, ma soprattutto sulla tua fede e non dimenticarti di sentire vicino in questo momento tutti i nostri missionari che nel mondo stanno donando la loro vita per portare a tutti la gioia di essere cristiani, quella gioia che  loro stessi per primi hanno sperimentato. Sentiamo vicino a noi in questo momento anche tutti i nostri missionari che sono già in cielo e preghiamoli perché ci aiutino ad essere anche noi un po’ più forti nella fede e nella testimonianza.

Don Mario

Il Primo Comandamento

“Il primo è: “Ascolta, Israele…”, con queste parole Gesù indica allo scriba e a ciascuno di noi la strada per essere veri credenti e raggiungere il Regno di Dio.Prima ancora di fare qualcosa, ancor prima di amare, Gesù ci ricorda che è importante ascoltare. Ma cosa vuol dire ascoltare? Ascoltare non è solo sentire: prova a pensare quante volte la mamma o il papà o i nonni ci hanno detto “Tu non mi ascolti mai!”, eppure quante volte li abbiamo “sentiti” parlare e dare consigli ma forse, è proprio vero, non li ascoltiamo troppo. Ascoltare è prima di tutto fare spazio a quello che un altro ci dice, dargli importanza, sentire con attenzione e quindi mettere in praticavivere quello che ci viene detto, prenderlo sul seriofarne tesororicordarlo anche quando è trascorso un po’ di tempo. Quante cose vuol dire “ascoltare” e come è difficile soprattutto in un mondo come oggi fatto di tanti rumori, di tante parole vuote o di tanti ascoltatori distratti e superficiali. Ecco che ogni volta che noi rispondiamo alla chiamata del Signore e veniamo a Messa, siamo qui per ascoltarlo, l’Eucarestia diventa quindi un momento prezioso di crescita perché ci nutriamo del corpo del Signore Gesù e “ascoltiamo” la sua Parola, l’unica che ci dà la Vera Vita e che ci svela il segreto di ogni cosa. Fermati allora un po’, “l’ascolto” richiede un po’ di tempo. Allora prova a guarda alla tua vita: quanto tempo dedichi ad ascoltare il Signore? La tua preghiera non è troppe volte un parlare, un chiedere, un lamentarsi, qualche volta anche una lode ma quante volte diventa silenzio e ascolto della sua Parola?  Ecco allora la strada verso la santità, quella alla quale tutti siamo chiamati: “Ascolta, Israele” e se ascolti davvero il Signore, che ha sempre tante cose belle da dirti, allora non potrai fare a meno di amarlo con tutto te stesso, e di amare tutti i fratelli dove Lui continua ad essere presente. Attenzione però, prima ritornare a casa dopo la Messa, ricordati che anche questo predica può correre il rischio di essere presa come tutte le raccomandazioni “sentite” ma non “Ascoltate”. Non essere superficiale, frettoloso per correre ai tuoi numerosi impegni, anche oggi il Signore ti ha parlato, ascolta….

don Mario

 

 

Aprite le finestre

Di fronte ai discepoli che dubitavano (?!) Gesù non fa grandi discorsi ma dice “andate e fate discepoli tutti i popoli….” Celebrare la Giornata missionaria è come aprire le finestre di casa, far entrare cioè aria fresca. Di fronte alle nostre piccole “beghe” quotidiane, di fronte ai nostri egoismi e alle nostre pigrizie e dubbi, il Signore ci ricorda che dobbiamo uscire, andare nel “campo che è il mondo” ed annunciare il Vangelo a tutte le genti. Ogni cristiano, se vero cristiano, dovrebbe sentire dentro di sé la spinta ad essere missionario, a portare dovunque l’annuncio della gioia che deriva dalla fede in Gesù. Forse, però, dobbiamo cominciare da noi stessi, andare nelle “periferie” del nostro cuore, nei paesi “lontani” della nostra vita di tutti i giorni per portare la luce di Cristo. Ci sono momenti, situazioni, rapporti nella nostra quotidianità che non sono ancora illuminati dalla fede: troppe volte magari viviamo come se Gesù non ci fosse e siamo schiavi di altre “divinità” (la nostra lingua, sempre troppo lunga, i nostri desideri, non sempre limpidi e puri, le nostre azioni all’insegna dell’egoismo, i nostri rapporti con gli altri dominati dall’interesse o dalla “simpatia”….), abbiamo tante “foreste” e “territori ancora inesplorati” dentro di noi che dobbiamo “conquistare” al Signore perché “divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo” come raccomandava san Paolo ai Romani. Prova a scoprire davanti al Signore quali sono questi angoli bui nella tua vita….

(pausa di riflessione)

Se oggi sei qui, penso che, al di là delle foreste che avrai scoperto, ci sia dentro di te almeno la voglia di essere discepolo di Gesù e quindi anche una buona parte di fede che quindi ti deve spingere ad annunciarlo a tutti i fratelli. Chiediti allora se qualche volta pensi anche a quelli che il Signore mette ogni giorno sul tuo cammino e senti dentro di te il desiderio di parlare loro del Signore, con il tuo modo di fare, con le tue scelte, i giudizi che dai, le parole che dici? Non ti viene voglia di dire a tutti la gioia di essere cristiano? O forse per te non è una gioia? Molti fratelli attendono da te un segno per poter crescere nella fede, aspettano da te un gesto che li possa aiutare a diventare più buoni e  più vicini al Signore. Continua allora a riflettere sulla tua missionarietà, ma soprattutto sulla tua fede e non dimenticarti di sentire vicino in questo momento tutti i nostri missionari che nel mondo stanno donando la loro vita per portare a tutti la gioia di essere cristiani che loro per primi hanno sperimentato.

Don Mario