Inizio del Vangelo secondo …te

Ieri abbiamo ascoltato le prime parole del Vangelo di Marco.Queste solenni parole: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” ci riportano indietro, attorno all’anno 60, a Roma mentre sta per abbattersi sulla comunità una nuova grande persecuzione sotto la quale moriranno martiri molti cristiani e tra questi Pietro e Paolo.Per questi cristiani di Roma, Marco, ascoltando la testimonianza di Pietro in carcere, inizia a scrivere una “bella notizia“, una notizia sconvolgente che dà gioia, fiducia e speranza a tutta la comunità. Questa notizia è Gesù!Cioè il fatto che Dio in Gesù di Nazareth viene per condividere la nostra vita, per morire per noi, per vincere la morte e donarci la vita eterna, è la notizia più bella del mondo ed è ancor più bello il modo con cui Dio ci salva, cioè diventando uno di noi!Visto lo stile di Dio, puoi comprendere come oggi possa essere possibile anche per te, incontrare Gesù qui nell’Eucaristia.Questa bella notizia si manifesta anche per noi, oggi è già “quel giorno” di cui parla Isaia nella prima lettura: oggi, Gesù è qui per te!La venuta di Gesù porta la pace, l’incontro tra gli uomini che si lasciano sommergere e convertire dal suo amore, nella visione di Isaia anche i secolari nemici Assiria ed Egitto, si aprono all’amore del Signore lo riconoscono come Dio e vivono in comunione con Israele.Anche oggi, soprattutto abbiamo bisogno di queste parole di speranza del profeta. Anche oggi in un mondo lacerato da odio e divisioni, abbiamo bisogno di credere che l’amore di Dio supera tutte le barriere.Fermati allora un po’ con Lui, raccontagli di te, della tua vita, delle tue preoccupazioni, proprio come con un amico vero, apri il tuo cuore¼.Come i primi discepoli della comunità di Roma chiedi a Lui la forza di essere sempre suo fedele discepolo anche nei momenti difficili della vita, e come Marco, Giovanni Battista e Paolo, senti l’urgenza di “annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio creatore dell’universo” (seconda lettura).Solo la fede nel Signore ci può salvare e salvare il mondo intero dalla distruzione.Se anche tu come Marco saprai portare a tutti la bella notizia, il Vangelo che è Gesù, allora sarà possibile cambiare questo mondo.Prova a iniziare anche tu a scrivere il tuo Vangelo, il racconto della tua esperienza con Gesù…..

Don Mario

Dubito ergo credo

“Sei proprio tu o dobbiamo aspettarne un altro?”Ecco il dubbio di Giovanni Battista.In prigione per amore della verità e per fedeltà alla sua missione, Giovanni, riflette sulla sua vita, sente vicino il giorno della sua morte e vuole essere certo di aver visto giusto, di non aver speso la sua vita per niente, di essersi comportato secondo la volontà di Dio.Lui, così deciso ha un momento di dubbio!Non c’è da stupirsi, è proprio una caratteristica dell’uomo e soprattutto del credente quello di farsi sempre delle domande, di voler approfondire sempre di più i motivi del suo credere, la sua conoscenza del Signore e del suo progetto su di noi.Cosa fa allora Giovanni?Manda dei messaggeri a chiedere a Gesù di aiutarlo a risolvere i suoi dubbi.Anche noi allora, non dobbiamo spaventarci se ci chiediamo il perché di quello che facciamo, della nostra fede, se ci domandiamo qual è la nostra vocazione.Dobbiamo fare come Giovanni, chiedere, informarci, parlare magari con un sacerdote che possa meglio aiutarci a capire la volontà del Signore.Anche questo momento di adorazione devi riscoprirlo come un momento importante di riflessione, di ricerca e di approfondimento del tuo rapporto di amicizia con Gesù e della tua serietà nel seguirlo.Questa adorazione è la risposta che Gesù da alle tue domande, ai tuoi dubbi: la sua presenza nell’Eucaristia, nel silenzio del tuo cuore, negli amici che pregano con te, nel don in fondo alla chiesa……. sono segni concreti della sua vicinanza a te e strumenti che ti offre per crescere nella fede e nella comprensione della tua vita.Non aver paura allora, mettiti nelle sue mani e impara da Giovanni, con forza e con decisione affronta i tuoi problemi e le tue domande, qui, oggi, sotto lo sguardo pieno di amore di Gesù Eucarestia.Guardati attorno e scopri i segni del regno di Dio che avanza, il bene che viene seminato ogni giorno nei confronti di chi ha bisogno da tanti uomini, donne, giovani e ragazzi che come Gesù si fanno prossimo a chi soffre… e chiedi di diventare anche tu segno vivente dell’amore di  Dio

don Mario

 

Figli nel Figlio

“Mentre …Gesù, ricevuto anche Lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di Lui lo Spirito Santo… e venne una voce dal cielo: <Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.>”Anche a noi il giorno del nostro Battesimo è capitata la stessa cosa.Anche a me, anche a te, il Padre ha detto: Tu sei mio figlio, l’amato!In questo momento di preghiera mi metto di fronte all’Eucarestia, al sacramento dell’Amore con il quale il Padre ci ha amato, al corpo del suo Figlio donato e spezzato per noi e mi domando se anche per me possa continuare la frase detta un giorno al suo Figlio Gesù, …. In te ho posto il mio compiacimento!La mia vita è proprio come quella di Gesù, mi metto in fila con i peccatori o mi sento più bravo, superiore agli altri?Mi immergo nelle acque del Giordano come Gesù?Mi lascio bagnare dalle lacrime dei miei fratelli, dal loro dolore?Condivido la vita di chi mi sta attorno o penso sempre e solo a me stesso?Mi porto addosso il male, i peccati, l’egoismo mio e del mondo che mi circonda per poterlo santificare, purificare, illuminare dalla grazia del Signore.È per questo modo di essere e di fare che il Padre si compiace del suo Figlio Gesù!E allora se anche noi siamo suoi figli anche noi dobbiamo imparare da Lui.Quanto male c’è nel mondo perché sono troppi coloro che lo fanno ma sono altrettanto numerosi coloro che lo ripercuotono sugli altri e non lo vincono con gesti e atteggiamenti di amore e di perdono.Certo è difficile essere figli come il Figlio.Forse era meglio se il Padre ci chiamava ad una missione un po’ più semplice, meno rischiosa e, a prima vista, più gratificante.Perché dobbiamo assomigliare a Gesù e dare la vita come Lui?Costa fatica, troppa…Ma è proprio perché il Padre ci ama! Lui vuole che noi viviamo la nostra vita in pienezza e che sappiamo portare a tutti il suo amore misericordioso. Allora, come per il suo figlio Gesù ci farà passare attraverso la morte, ci farà vincere la morte se ogni giorno sapremo morire un po’ per gli altri.Grazie Signore di averci fatti tuoi figli, grazie di averci fatti partecipi della tua famiglia e aiutaci ad esserne sempre degni perché tu possa compiacerti anche di noi.In questo momento di preghiera ricordiamo al Signore Pietro e Giacomo suoi nuovi figli e nostri fratelli, ricordiamo anche tutte le famiglie in difficoltà, in maniera particolare una che in questi giorni sta soffrendo.

Don Mario

Diventa segno consola Giovanni

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”Ecco il dubbio di Giovanni Battista.In prigione per amore della verità e per fedeltà alla sua missione, Giovanni, riflette sulla sua vita, sente vicino il giorno della sua morte e vuole essere certo di aver visto giusto, di non aver speso la sua vita per niente, di essersi comportato secondo la volontà di Dio.Lui, così deciso ha un momento di dubbio, di crisi!E ai suoi inviati Gesù cosa risponde?Guardate i segni del regno che avanza, che è già in mezzo a noi …Quali sono questi segni?I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti resuscitano e ai poveri è annunciato il Vangelo!A questo mondo in crisi che si trova imprigionato e costretto nella sua libertà dai potenti, che ci interpella che chiede dei segni della verità del Vangelo e della capacità di salvezza di Gesù, cosa dobbiamo dire?Dobbiamo dare luce, annunciare e far sentire la sua voce, dobbiamo portare purezza e possibilità di vita nuova, eliminare le emarginazioni e annunciare agli “scarti” di questo mondo la bella notizia che Dio ci ama.Ma come? Non con le parole ma con i fatti, con la nostra vita bella, con la luce delle nostre comunità aperte, dove ciascuno viene stimato e valorizzato per i suoi doni, tanti o pochi non importa, comunque diversi, dove vige la legge dell’accoglienza e dell’amore fraterno…. Ma sarà proprio così?Forse, se tanti si fanno qualche domanda sulla reale forza del Vangelo è perché le nostre comunità, grandi (diocesi, parrocchie) o piccole (gruppi, famiglie) non sono proprio esempio di questa bellezza e gioia del Vangelo e allora non sarà il caso di approfittare di questo avvento per provare a cambiare vita?Apri il tuo cuore qui davanti al Signore e chiedi a Lui l’aiuto per vivere sempre più coerentemente la tua fede.Intanto però guardati attorno e scoprirai anche i segni del regno di Dio che avanza, il bene che viene seminato ogni giorno nei confronti di chi ha bisogno da tanti uomini, donne, giovani e ragazzi che come Gesù si fanno prossimo a chi soffre… e chiedi di diventare anche tu segno vivente dell’amore di Dio

don Mario

A si no cercasi !

Il Signore ne ha bisogno, di cosa?Di un asino legato come me, come te!Senza l’asino non può entrare a Gerusalemme, nel mondo.Il somaro è colui che porta i pesi degli altri, colui che si fa servo e non si serve o si fa servire, per questo il Signore ne ha bisogno perché indica il suo stile di ingresso nel mondo, anche a Betlemme era tra un asino e un bue (segno di mansuetudine).L’asino però deve lasciarsi slegare da Lui, deve liberare la sua capacità di servire, di mettersi al servizio di Gesù per poterlo portare ai fratelli, deve liberarsi da tutti i pregiudizi e da tutte le domande inutili che la gente si può fare: “Perché lo slegate?” “A cosa serve servire gli altri?”“Una vita serve se serve!” ha detto più volte Papa Francesco.Dobbiamo avere il coraggio di “buttare i nostri mantelli” cioè le nostre false sicurezze, le nostre ricchezze, la nostra vita; ci dobbiamo mettere ai piedi di Gesù per preparargli la strada, per seguire Gesù nel cammino passando da Betfage (Casa del fico, cioè della sapienza, dell’immagine, pensiamo al fico sterile, fatto solo di belle foglie…) a Betania (Casa del povero) attraverso il Tempio (luogo dell’incontro con Dio).Eccoti allora ai piedi di Gesù, forse sei ancora legato, forse hai paura di consegnarti nelle sue mani, forse ti spaventa il suo peso su di te, ma il suo giogo è dolce e leggero…. Fidati di lui, come l’asino, “lo rimanderà subito” dopo aver svolto il suo servizio, non ti schiavizza, ti rimanda libero…In questa pausa di silenzio, preparati ad accogliere Gesù in questo Natale, preparati a portare Gesù con la tua vita bella in mezzo ai fratelli, prega il Signore che “ti faccia crescere e sovrabbondare nell’amore per tutti”, così che possa attraverso la tua testimonianza e il tuo servizio venire ancora oggi in mezzo a noi e portare pace, giustizia, amore e perdono in questo mondo.Lasciati slegare, libera la tua vita, fanne dono come il Signore ci ha insegnato, allora tutto intorno a te sarà gioia e festa: “Osanna, Benedetto colui che viene, osanna nel più alto dei cieli” come un giorno cantavano gli angeli così oggi possano cantarlo gli uomini che si accorgono della presenza, della venuta e della visita di Gesù.  Stendi allora il tuo mantello ai piedi del Signore, libera la tua capacità di amare e di servire e con gioia per-corri con il Signore questo cammino di Avvento.

                                    don Mario

Un Mandato da Dio

Venne un uomo mandato da Dio… Queste sono le parole con cui iniziava la pagina di Vangelo di domenica, parole che sembrano rivolte a ciascuno di noi: ciascuno di noi è mandato da Dio. La nostra vita non è un caso per nessuno, né per noi né per il mondo intero. Ciascuno di noi è protagonista di un mandato: siamo tutti dei “mandati” con un progetto per la nostra vita. Tutti abbiamo uno scopo nella nostra vita: le nostre parole risuonano e rimangono nei giorni della storia; le nostre azioni si incidono nelle azioni di tutti gli uomini. Le parole che dico, i sentimenti che vivo, le azioni che compio sono irripetibili: dentro la storia di tutti Dio sa trovare sempre le mie parole, i miei gesti, le mie imprese, anche le mie sciocchezze. La vita di ogni uomo è preziosa come la vita di Giovanni Battista: tra i nati da donna nessuno è più grande di Lui, ha detto Gesù di Giovanni, ma noi siamo i più piccoli del Regno di Gesù, perciò siamo più grandi di Giovanni. La vita di ogni uomo è preziosa come la vita di Gesù: Giovanni mandato per preparare la strada a Gesù; Gesù mandato per tracciare la strada a tutti noi, la strada di figli di Dio. Se qualcuno manca su questa strada, Dio Padre se ne accorge subito, e Gesù si mette subito sulla strada per cercarci. E quando ci radunerà tutti nel suo Regno farà l’appello, se mancherà qualcuno, Lui si accorgerà subito. Dio guarda a ciascuno di noi e ci avvolge della sua tenerezza di Padre, come ha fatto per Maria la Madre: piena di grazia, anche a noi ha detto: Tu sei pieno della mia grazia. Siamo mandati per dare testimonianza alla luce: questo è il nostro compito: che la nostra vita dia luce, faccia luce. Che fortuna quando si incontra qualcuno dal quale riceviamo sempre luce, serenità, fiducia in noi stessi… Che bello ritornare a casa la sera e quando entri in casa, ti accorgi che c’è luce. Che fortuna quando si incontra qualcuno che ci sa indicare la strada verso Gesù, che ci fa luce per rimanere affascinati, incantati di Gesù. Tu sei pieno di luce, dice a ciascuno di noi.  Siamo ormai tutti presi (il tempo, la mente, i pensieri, i soldi…), tutti travolti da una corrente che ci trascina verso il Natale. E accanto a questo, molto nervosismo, un po’ di ansia, qualche delusione… Contiamo di riuscire a fare tutto in tempo e arriviamo al Natale stressati e stanchi, e anche scontenti. Gesù non è contento pensando che il suo Natale ci procura così tanti affanni e tensioni. Gesù è venuto tra di noi per darci la possibilità di avere una vita buona, bella come la sua. Cerchiamo di vivere i rapporti quotidiani (dalla famiglia al lavoro), attingendo luce, speranza, gioia, serenità e salute dalla luce, dalla speranza, dalla gioia, dalla serenità, dalla salute degli altri: Sappi splendere della speranza degli altri! Sarebbe il regalo più bello per Natale. Cerchiamo negli altri la cosa più preziosa che ci possono donare. Non è sempre la più evidente, anche perché noi siamo distratti da tante cose.Approfitta di questo momento di silenzio, di adorazione, per andare al profondo del tuo cuore e chiederti: sono felice? Cosa mi manca per essere felice? Ti accorgerai che ciò che ti manca per essere felice è a portata di mano: è lo sguardo puro che sa vedere gli altri come un dono, è il cuore finalmente libero dai risentimenti, dai rancori, dalle gelosie… Anche tu, come Giovanni, sei mandato per risplendere della luce di Gesù e per portarla ai tuoi fratelli!

Gesù sarà contento se ci prepariamo al suo Natale così.

Ma diamogli un po’ di soddisfazione

 “Cristo non volle essere battezzato per essere santificato dalle acque, ma per santificarle lui stesso di modo che fosse Lui a purificare quelle acque che toccava. Rese così pura la fonte perché la grazia del lavacro battesimale fosse distribuita in seguito ai popoli futuri.”(S. Massimo da Torino, un vescovo dei primi secoli)…E questa grazia di cui ci parla s. Massimo, un giorno è stata effusa su di noi, anche su di te, e siamo diventati figli di Dio. A proposito, ti ricordi la data del tuo Battesimo?Da allora sei diventato figlio e oggi sei qui proprio come figlio per parlare con il Padre ma soprattutto per verificare di fronte al suo Figlio nel quale il Padre si “compiace”, la tua somiglianza con Lui così da essere anche tu “consolazione, compiacimento” del Padre.È  proprio Gesù il nostro modello, è a Lui che dobbiamo guardare per vivere fino in fondo la nostra vocazione ad essere figli di Dio.Allora, che cosa fa piacere al Padre? Certamente il fare la sua volontà, “adempiere ogni giustizia”, ma qual è la sua volontà? Amare Dio e amare i fratelli, vivere la misericordia di cui ci parla la prima lettura del Profeta Isaia, portare la gioia, la pace, la giustizia, distruggere tutti i muri di separazione tra gli uomini, stare dalla parte dei poveri, dei lontani, dei peccatori, per portare loro la buona notizia di un Dio che ci ama ed edificare un tempio santo e diventare dimora di Dio:  questo è quello che piace al Padre.E allora mi domando, mi comporto così, da Figlio?Sono capace di condividere i problemi, i dolori, le solitudini di chi mi sta intorno o penso solo a me stesso, ai miei problemi, alle mie ansie…Sono capace di portare gioia, serenità, pace, giustizia intorno a me o sono invece causa di sofferenza, di divisione, di ingiustizie…Di chi sono figlio? Di Dio, del mio egoismo o del maligno?Ricorda che un giorno con il Battesimo ti è stata data la forza e la potenza dello Spirito di Cristo, sta a te lasciarti guidare dallo Spirito e anche se qualche volta lo hai dimenticato, questa forza non viene meno, hai sempre la possibilità di fare ritorno, ogni giorno, alla casa del Padre. La confessione è uno strumento indispensabile nel nostro cammino di figli … troppe volte … prodighi. Proprio con la confessione rinnoviamo ogni volta la Grazia del Battesimo e l’immagine del Figlio. Perché allora non dare una bella soddisfazione al Padre e fargli piacere, in fondo Lui non aspetta altro che il momento per dirti con gioia “ecco il mio figlio nel quale mi sono compiaciuto!” Facciamolo contento allora, comportiamoci da figli! E naturalmente chiediamo ancora una volta l’aiuto a Gesù nostro Fratello…

Don Mario

Non hanno più vino

“Non hanno più vino!”, come Maria, qui davanti a Gesù anche noi ripetiamo con fede e con forza questa bellissima invocazione che nasce da un cuore materno e pieno di compassione.Anche noi, chiesa in cammino nel mondo abbiamo questo compito importante, quello di Maria alle nozze di Cana.Dobbiamo pregare il Signore Gesù per tutte quelle coppie che non hanno più vino, il cui amore sta annacquandosi, per cui la gioia non esiste più ma regna la stanchezza, il dolore, la malattia, la povertà, il non rispetto, l’egoismo, il tradimento…Pensiamo in questo momento a tutte quelle famiglie che sono in crisi e che non riescono ad uscirne, che non vogliono superarle, che sono sole e senza aiuto e che alle prime difficoltà si arrendono provocando grandi disastri in sé stessi e nei figli innocenti….Chiediamo a Gesù che trasformi gli otri pieni di lacrime e colmi dell’acqua di purificazione, in vino nuovo, buono, abbondante….Che il Signore ridoni a tutti gli sposi la gioia, l’amore e la bellezza della vita coniugale….Nel racconto del Vangelo di ieri bisogna notare che gli unici che non si accorgono e che non fanno nulla sono gli sposi che invece subiscono o godono del lavoro e dell’intercessione di altri (del maestro di tavola, sbadato che pensa solo al guadagno, dei servi che … servono, di Maria che intercede e di Gesù che opera).Anche noi siamo chiamati quindi ad impegnarci per le famiglie che abbiamo intorno. Se vanno in crisi è molto spesso per i “maestri di tavola” che li sfruttano! Pensiamo all’impegno di lavoro stile “piramidi” che oggi viene chiesto alle nostre famiglie! Non c’è più tempo per stare assieme, si torna stressati, non si riesce a trovare tempo per fare e per educare i figli, frutto più bello e gioioso dell’amore…. Ci sono mutui che strozzano e schiavizzano le famiglie a vantaggio di banche e costruttori ricchi sfondati che dilapidano ricchezze mal guadagnate… certo è un problema più grande di noi, cosa possiamo fare? Innanzitutto mettere davanti a Gesù tutta questa situazione e poi, fare come i servi sul consiglio di Maria: “Fate tutto quello che vi dirà!”…Che cosa mi dici Signore? Come posso fare per portare la tua gioia, il vino buono a tante famiglie intorno a me? Certo ci vuole un grande sforzo (gli otri pesavano ed erano colmi di lacrime e peccati purificati) ma ognuno ha certamente la sua risposta dal Signore, certo è che dobbiamo creare una rete intorno alle nostre famiglie, un aiuto, una protezione, anche se, come a Cana, per ora non si accorgono di nulla, ma prima che scoppi il disastro dobbiamo sentirci anche noi responsabili.Come? Ascolta quello che ti suggerisce il Signore, non farti troppe domande, lui è capace di trasformare le lacrime in gioia… se tu però farai tutto quello che ti dirà!!!!!

Don Mario

Destra o sinistra , questo è il problema

Consigliare i dubbiosi è la prima opera di misericordia spirituale.Opera di misericordia perché si fa carico dell’esperienza del dubbio, del disorientamento, dell’incertezza di un fratello.Sono due le parole che definiscono questa opera, cerchiamo di capire cosa significano. La prima: “Consigliare”Uno dei doni dello Spirito Santo è proprio quello del consiglio e cioè della certezza nell’aiuto dello Spirito Santo nelle scelte della vita, ma anche della capacità e della facoltà che ogni Cristiano maturo ha di consigliare i fratelli.Ma cosa vuol dire consigliare?Qualche esempio di consiglieri: Il mister sportivo, l’allenatore è uno che consiglia, che mi aiuta a usare in pieno le mie doti sportive, la guida in montagna è colui che mi accompagna con i suoi consigli nel cammino per raggiungere una vetta, una meta prefissata, il maestro di musica mi dà suggerimenti per valorizzare in pieno il mio talento musicale, abbiamo poi i cosiddetti “consigli per gli acquisti”, c’è poi il consiglio comunale, il consiglio di istituto e sappiamo bene che funzioni hanno…  Ma consigliare per un cristiano cosa vuol dire?Tra tutti questi consiglieri che ci aiutano dal punto di vista materiale, esiste anche la possibilità, la responsabilità e la gioia di consigliare spiritualmente cioè di aiutare un fratello a fare un cammino di crescita nello spirito.Consigliare è aiutare qualcuno nel desiderio di comprendere la sua vita e nella onesta ricerca del bene, significa aiutare gli altri a camminare nella giusta direzione, a compiere le scelte giuste, a rendersi conto che si sta sbagliando, a conoscere meglio se stessi e comprendere la propria vocazione, a leggere con verità le situazioni, a decidere secondo coscienza, a valutare le situazioni nella logica del Vangelo.Il vero consigliere è colui che innanzitutto sa ascoltare la voce dell’altro ma soprattutto la voce dell’Altro, del Signore che mi parla e mi dà luce e quindi aiuta a scoprire le meraviglie che il Signore ha messo nel cuore di ciascuno.Il vero consigliere, si potrebbe paragonare ad un archeologo dello spirito colui cioè che aiuta a scoprire i tesori e la volontà del Signore sulla nostra vita.Quindi consigliare vuol dire favorire il discernimento della volontà di Dio da parte di ogni persona e aiutare ciascuno ad agire secondo giustizia. È rispondere alla domanda che ritroviamo posta a Gesù nei Vangeli e a successivamente agli apostoli: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna? (cfr Mt 19)Consigliare è offrire una risposta onesta, amorevole e autorevole a questa domanda che attraversa i tempi.La condizione per esercitare l’opera misericordiosa del consigliare è naturalmente quella di crescere in sapienza, nel pensiero di Cristo, imparare a vedere e a sentire con gli stessi sentimenti di Gesù.Grazie all’opera dello Spirito Santo, al dono del consiglio, la mente e il cuore di ognuno diventano capaci di condividere il sentire di Gesù, il suo modo di leggere la realtà, di valutarla e di assumerla.La seconda parola è “Dubbiosi”.L’essere umano in quanto tale è essenzialmente sempre di fronte a un bivio, che molte volte diventa un dubbio, cioè una incertezza nella scelta. Non esiste umanità se non c’è una possibilità di scelta che chiama in gioco la nostra libertà. Pensiamo ad Adamo ed Eva.In maniera particolare nel campo della fede non può non esserci il dubbio, la domanda, la tentazione e la scelta, altrimenti non è più fede ma certezza, calcolo matematico, ottusità mentale.Avere dubbi vuol dire crescere nella fede, avere dubbi vuol dire essere stimolati a cercare, conoscere, approfondire… e quindi rendere sempre più profondo il nostro rapporto con il Signore e sempre più bella la nostra vita.Rimanere nel dubbio invece crea disorientamento, ansia, angoscia… ecco perché consigliare i dubbiosi è un’opera di misericordia, di amore ma nello stesso tempo è una impresa che richiede pazienza, accoglienza, sintonia, esperienza, santità e capacità di meraviglia.Allora, se vogliamo crescere nello spirito, utilizziamo questa bella possibilità che abbiamo di farci aiutare da qualche bravo consigliere.Non c’è santo che non abbia avuto un bravo direttore spirituale, un consigliere che lo ha affiancato nel cammino della vita, pensiamo a Domenico Savio e al suo “sarto” don Bosco.Ma se vogliamo essere dei veri cristiani non possiamo nemmeno dimenticare che siamo chiamati anche a consigliare e quindi a cercare di capire sempre di più il progetto di Dio su di noi e sui nostri fratelli.Volete un consiglio?Non tenete dentro di voi i dubbi e le domande, abbiate fiducia, rivolgetevi a un bravo cristiano, sacerdote, suora o laico che possa aiutarvi a leggere la vostra vita… dice un proverbio che quattro occhi vedono meglio di due se poi due sono quelli del Signore…..

don Mario

Quale Santo protettore?

Ieri abbiamo celebrato la Festa della Famiglia e oggi, davanti al ss. Sacramento dell’Eucaristia, vogliamo continuare la nostra riflessione su questa realtà meravigliosa che è la famiglia.Se siamo qui è proprio perché abbiamo avuto una famiglia che ci ha donato la vita e il Battesimo e di questo dobbiamo prima di tutto dire Grazie al Signore.Ma di quante cose che abbiamo ricevuto dai nostri genitori dobbiamo ringraziare il Signore?Forse non per tutti la famiglia è sempre fonte di gioia, alcuni magari hanno sofferto o stanno soffrendo proprio per problemi di famiglia perché purtroppo il peccato si fa sempre presente nella nostra vita.È questo allora un motivo in più per fermarsi a pregare, pesando a tanti ragazzi che soffrono, a tante famiglie distrutte dall’egoismo, provate dalla difficile situazione economica, dal dolore e dalla malattia, per tutte le famiglie che fuggono da una guerra o dal pericolo di morte… chiediamo al Signore che aiuti le nostre famiglie a diventare luoghi di amore vero, di rispetto reciproco, di attenzione ai più piccoli e a quelli che hanno bisogno senza innalzare muri o porte blindate nei cuori.Il Vangelo di ieri ci ha ricordato anche alcuni punti fondamentali perché una famiglia possa vivere bene nella gioia, nell’amore e nella serenità e cioè:

  • La ricerca della volontà di Dio e cioè ricordarsi che al centro della nostra famiglia deve esserci sempre il Signore e quindi la preghiera, la Messa della domenica, la carità verso chi ha bisogno e magari qualche bel momento di silenzio e di adorazione….
  • Saper riconoscere che i figli non sono un diritto o una proprietà dei genitori ma sono un dono di Dio, sua proprietà, e che quindi noi li abbiamo in “affido” e perciò dobbiamo rendere conto al Padre.
  • Il rispetto (e la sottomissione, come Gesù) verso i genitori che ci hanno trasmesso la vita e sono immagine di Dio creatore e padre …Se poi la famiglia come dice il Concilio è una “piccola Chiesa domestica” allora, come ogni chiesa si distingue dalle altre perché ha un patrono, così sarebbe bello che ogni famiglia volendo eleggesse (anche senza fare le … primarie) un suo santo patrono particolare.  Quale potrebbe essere il patrono della tua famiglia? Un santo di cui conoscete bene la storia, un santo che la tua famiglia potrebbe rendere visibile con il suo modo di essere e di vivere?Potresti partire magari da un tratto che caratterizza la tua famiglia, per esempio l’unità, la simpatia, l’accoglienza, la sobrietà, la ricchezza di doni, la testimonianza, la fecondità, l’affettuosità, la passione per la musica… e potresti trovare un santo che ha vissuto profondamente questo carisma.Parlane con Gesù e poi magari parlane con i tuoi, potrebbe essere un modo per riflettere insieme sul progetto che Dio ha in mente per la tua famiglia e così fare il punto sul vostro cammino di crescita.

Don Mario

Andata e ritorno

Due giorni di cammino ha fatto il funzionario del Re del Vangelo di ieri, uno per andare da Gesù, e tutto questo perché? Perché suo figlio stava per morire, aveva bisogno che Gesù scendesse…. anche noi oggi abbiamo fatto un cammino per venire fin qui, non è durato certamente due giorni ma siamo qui davanti al Signore presente nel “segno” dell’Eucaristia per aprire il nostro cuore, e certamente abbiamo anche noi bisogno di Lui, gli chiediamo di “scendere” a visitarci, a portare la Vita.Ci siamo messi in cammino perché ci fidiamo della sua Parola che è fonte della vita e ritornando al Vangelo di ieri, ci accorgiamo che è bastata una Parola, con una Parola infatti Gesù ha detto al funzionario di tornare a casa perché suo figlio era guarito.Chissà cosa sarà passato nella testa di quel padre mentre tornava a casa dal suo figlio che aveva lasciato moribondo! Così anche per noi, nel cammino della vita: tanti sono i dubbi, le domande, le stanchezze, le richieste, le speranze che in ogni momento sorgono e si accavallano nella nostra mente e nel nostro cuore, eppure dobbiamo continuare a camminare. Riprendiamo ogni giorno la nostra strada e più andiamo avanti sulla sua Parola, più incontriamo chi ci conferma della presenza reale e provvidente del nostro Dio.Anche noi, se abbiamo occhi per vedere, possiamo constatare ogni giorno che il Signore c’è e ci vuole bene.Noi vorremmo prima vedere e poi credere ma la logica della fede è proprio inversa.Se credi, vedi!Quanti anche oggi cercano disperatamente dei “segni”, rincorrono le più disparate notizie di prodigi, di miracoli, di rivelazioni ma eccolo davanti a te il “segno” più grande e più bello: Gesù che si dona nell’Eucaristia, fonte di vita eterna.Ma sarà proprio vero che basta una Sua Parola? Il funzionario vuol sapere l’ora esatta in cui il figlio è guarito e constata che è proprio nell’ora in cui Gesù ha pronunciato la Parola.  Dio è sempre puntuale! Lui eterno si è fatto tempo per incontrarci. Proprio come adesso, in quest’ora! Quell’Ora a cui però allude il Vangelo è l’ora della croce, l’ora alla quale il vangelo di Giovanni rimanda come punto di arrivo di tutta la vita e la missione di Gesù.Ed ecco: l’Eucaristia, la fonte della vita, il dono di quell’Ora è qui di fronte a te.Parla con il Signore di tutto ciò che pesa sul tuo cuore, apriti all’ascolto della sua Parola e chiedi il miracolo più grande, quello della fede.Allora, dopo averlo ascoltato, anche oggi potrai continuare il tuo cammino, ritornare come il padre di ieri, alle cose di tutti i giorni, nella tua casa, guardare con occhi diversi i tuoi famigliari, riscoprire la gioia della loro presenza, della loro vita accanto alla tua come un dono del Signore, come un “segno” del suo amore e insieme rendere grazie a Dio e rinnovare la tua fede in Lui.

Don Mario

Mani pulite o mani bucate ?

Come allora, nella sinagoga, anche ora, qui, c’è Gesù e ci sei anche tu, con tutta la tua umanità, con tutte le tue domande, con tutte le tue insicurezze, ma anche con tutta la tua capacità di guardare a Lui e di metterti in ascolto.E anche oggi Gesù, che per primo ha steso le sue mani e le sue braccia sulla croce, dice a ciascuno di noi e anche a te: “Tendi la tua mano”,Tendi la tua mano perché forse, non te ne sei accorto ma anche tu, come quel’uomo del Vangelo di ieri, sei un po’ ingessato, impedito…Tendi la tua mano, vuol dire non lasciarti paralizzare dal crederti già santo, dal sentirti a posto solo perché sei qui in chiesa davanti a Lui e quindi pensi di fare già tutto ciò che devi.Tendi la tua mano perché qualcuno attorno a te ha bisogno di te, ha bisogno una mano, la tua.Tendi la tua mano anche se ti costa fatica, anche se tante volte, “se dai una mano … ti prendono anche il braccio…”Tendi la tua mano perché altrimenti la tua vita diventa brutta, senza senso, paralizzata, monca.Quell’uomo del Vangelo di ieri, non chiede nulla a Gesù, ma viene guarito da Gesù che con questo miracolo, vuole dimostrare a tutti coloro che vivevano legati all’osservanza formale e arida delle leggi, che la cosa più importante è fare il bene e che non può esserci nessun comandamento o legge che vada contro alla vita dell’uomo.Quante volte invece anche noi abbiamo ridotto la nostra fede a qualcosa di arido, di formale, a un ordine da eseguire o un precetto da rispettare esaurendo così tutto il nostro impegno di vita.Questo momento di silenzio e di preghiera davanti a Gesù deve essere espressione di un amore vero e di una sincera amicizia nei suoi confronti.Il calore del suo sguardo, deve trasformare la nostra vita, sciogliere le nostre aridità.Mi metto così davanti a Lui con tutte le mie paralisi, con i miei impedimenti e pigrizie e gli chiedo di guarirmi, di aiutarmi a stendere la mia mano e far diventare la mia fede qualcosa di visibile, di concreto e di attivo.Quando un giorno saremo davanti al Signore non importa se le nostre mani saranno pulite perché le avremo tenute in tasca! Stendi allora le tue mani pronto innanzitutto ad accogliere i doni che il Signore ogni giorno ti da ma anche a porgere gli stessi doni ai tuoi fratelli che il Signore mette sul tuo cammino.E non aver paura di avere le mani … bucate, Lui per primo ci ha dato l’esempio.

Don Mario

Abbi pazienza di noi

Che gioia anche oggi poter essere qui e passare un po’ di tempo con il Signore Gesù.È questo un momento forte del nostro cammino, che con la preghiera personale, la S. Messa, la Carità e il nostro impegno quotidiano nel mondo, caratterizza la nostra vita cristiana e la rende più simile al progetto che Dio ha per ciascuno di noi.In particolare oggi, in questo momento non dobbiamo chiederci cosa fare o cosa dire, dobbiamo invece, come ci consiglia il profeta Baruc nella prima lettura, mettere a fuoco il nostro rapporto con Dio, chiedergli perdono e appellarci alla sua pazienza misericordiosa.È il Signore che ha dato forma alla nostra vita, è Lui che ha un progetto su di noi e interviene con “mano forte, con segni e prodigi” in nostro favore e ha fatto per noi grandi cose, e noi invece lo abbiamo più volte tradito…Come per la donna adultera del Vangelo, di fronte al nostro peccato e alle nostre infedeltà, Gesù è pronto a riscrivere per noi un futuro, sulla sabbia della nostra vita.Come il Padre un giorno plasmò l’uomo dalla sabbia, così Gesù ogni volta che riconosciamo il nostro peccato ci plasma con le sue mani. Come un vasaio ci “lavora” per renderci docili, malleabili, ci toglie le impurità, i sassolini che tante volte si nascondono nella pasta e che potrebbero danneggiare l’Opera d’arte che ha in mente, ci schiaccia, ci “appallottola” ma anche ci accarezza, ci raccoglie, e con colpi di pollice ben decisi, ci dà una forma sempre più precisa … da grumo di terra ci trasforma in oggetto prezioso.Quanta pazienza ha il Signore nei nostri confronti, quanta sopportazione delle nostre “molestie” nei suoi confronti!Ieri abbiamo riflettuto sull’opera di misericordia spirituale “sopportare pazientemente le persone moleste”… Dobbiamo proprio imparare da Dio a sopportare con pazienza chi ci dà fastidio, proprio come Lui fa nei nostri confronti.Prova un po’ a richiamare alla mente tutte le volte che in questa settimana trascorsa il Signore è intervenuto nella tua vita, ti ha plasmato con una parola, un gesto, un incontro, una persona, una lettura, un fatto, … tutte le volte che ti ha sopportato e con pazienza ha lavorato per farti capire la tua vocazione e cercare di realizzare il suo progetto su di te.Come ci ricorda il Vangelo di ieri, ha atteso con pazienza, scrivendo per terra, che tutti (Farisei inclusi) comprendessero il senso della loro vita e del loro agire.E tu, invece, come ti sei comportato? Ti sei accorto di questi interventi del Signore?Mettiamoci allora nelle sue mani, proprio come l’argilla nelle mani del vasaio, e lasciamoci plasmare con fiducia dal Signore.Signore, tu che sei nostro Padre, ti preghiamo, non perdere la pazienza, ma come la donna del Vangelo di ieri, scrivi sulla nostra vita una storia nuova, di perdono e di amore. Riscopri la gioia del Sacramento della Confessione per lasciarti riplasmare dal Signore, non abusare della sua pazienza infinita …

Don Mario         

Basta Carrube

Circondato dai maiali ma soprattutto colmo dei suoi peccati, “…ritornò in se …” dice la parabola di domenica a proposito del figlio minore.Dopo aver abbandonato la casa del Padre, chiesto la sua parte di eredità e quindi decretato la sua morte e aver buttato tutte le sue ricchezze, il figlio minore, finalmente, ritorna in sé, si ferma a ragionare e a rileggere la sua vita e la sua mente corre lontano e subito si ricorda i momenti felici, la gioia della casa paterna, la vita di tutti i giorni che prima sembravano uguali e monotoni ma che, ora che non ci sono più, acquistano tutto quel significato e quel valore che prima aveva trascurato… e allora si decide a ritornare…L’altro figlio invece “… si indignò e non voleva entrare …” Mentre il fratello rientra, lui invece esce, sta fuori, indignato.Forse non era mai stato “dentro”, perché per lui lo stare con il Padre era solo servire a un padrone, sbuffando e sopportando e così non trova giusto far festa per chi aveva “evitato di lavorare nella casa del padre per tanto tempo”, per chi si era “goduto la vita”. Questo figlio maggiore invidiava il fratello che se ne era andato perché mal sopportava lo stare con il Padre.Ora tu sei qui, nella casa del Padre, di fronte all’Eucaristia che è il segno più grande dell’amore di Dio per te. A quale figlio assomigli?Forse in fondo ti senti un po’ di condividere le proteste del figlio maggiore, ma se proprio è così, forse stai vivendo la tua vita cristiana con fatica, senza gioia, con il “muso lungo”, come una serie pesante di doveri, di sacrifici e di lavoro che forse, non hai il “coraggio” di scrollarti di dosso. “Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua…. Un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale.” (Evangelii Gaudium)A volte siamo tentati dall’invidia o dalla gelosia per gli “ultimi arrivati”, per i “neo-convertiti”, abbiamo sempre qualcosa da dire e da suggerire anche al Padre su come dovrebbe comportarsi!Forse se ritorni un po’ in te stesso, ti sentirai come il figlio minore, che ha sperperato i doni del Padre e ora finalmente ritorna alla casa accontentandosi magari di fare solo il servo.Anche questo figlio non aveva ancora capito bene l’amore del Padre e quale rapporto doveva esserci con un Padre. È vero, il figlio minore fa una scelta giusta, quella di ritornare alla casa del Padre e chiedere perdono, ma c’è sempre per lui la tentazione, poco alla volta di trasformarsi come il figlio maggiore e di servire il Padre solo come un servo e quindi di chiudersi all’accoglienza e al perdono dell’altro, di non vivere nella gioia e quindi di non sentire il desiderio profondo di condividerla.Ma potrebbe essere che non riusciamo a identificarci con nessuno dei due figli perché sono tutti e due in parte dentro ciascuno di noi.Noi abbiamo però di fronte a noi il vero modello di figlio, il Figlio per eccellenza, Gesù, al quale chiediamo di donarci il suo Spirito perché possiamo comportarci da veri Figli quali noi siamo e se rientrando in te scopri di non essere proprio come Lui, affrettati a chiedere perdono perché il Padre proprio per mezzo di Lui ci ha dato la possibilità di cancellare i nostri peccati e rinnovare la nostra vita.

Don Mario

Con Gesù anche tu

Siamo giunti ormai alla Quaresima di quest’anno, tempo importante di cammino ma soprattutto dono che il Signore ci fa, occasione speciale per crescere nell’amore e per cambiare sul serio la nostra vita.Oggi anche tu hai voluto rispondere alla chiamata del Signore, ti sei “lasciato guidare dallo Spirito” e sei venuto per fare un po’ di deserto, per dedicare un po’ di tempo a Lui, per stare con Lui, per riflettere, come Gesù in quei quaranta giorni nel deserto, sull’amore del Padre e quindi per comprendere come fare a rispondere a questo amore.Certamente (è capitato anche a Gesù!) il diavolo ti tenterà non solo durante questa Quaresima, ma anche in questi momenti di preghiera, (proprio quando sei in preghiera ti viene in mente di tutto), non saranno tentazioni straordinarie, ma ci sono e le senti dentro di te!“Ma chi te lo fa fare di stare qui in chiesa, con tutto quello che potresti fare di meglio…. giocare, andare a trovare un’amica, guardare la TV….”“Ma perché fare digiuno, penitenza, si può benissimo non rinunciare a nulla e fare magari una bella offerta, non è lo stesso?”“Che senso ha programmare un cammino spirituale di crescita, in fondo cosa faccio di male, … se tutti fossero come me, !”“…e anche questo foglio da leggere, non ne ho già abbastanza di cose da leggere o da studiare?”“Cosa serve impegnarsi più seriamente in questa quaresima, tanto poi sono sempre lo stesso…”Queste e tante altre possono essere le tentazioni quotidiane che ti assalgono anche in questo momento, ecco allora l’importanza di fare un po’ di deserto, ma soprattutto di imparare a lottare contro il demonio, proprio come Gesù nel deserto.Una lotta che ha come armi la parola di Dio e come alleato Gesù stesso che continua a combattere al tuo fianco perché anche tu possa realizzare la volontà del Padre e come Lui possa donare la tua vita al servizio dei fratelli.Metti a tacere allora tutte le tentazioni e le distrazioni e fissa il tuo sguardo su Gesù, impara da Lui, chiedi il suo aiuto e programma all’inizio di questa quaresima il tuo cammino di conversione, magari utilizzando le proposte che ti sono offerte

Don Mario

Lui ha sete, tu hai sete, noi abbiamo sete!

“Dammi da bere”, così comincia il dialogo tra Gesù e la Samaritana nel Vangelo di ieri; Gesù aveva sete, anche sulla croce Gesù, prima di morire dirà “Ho sete”!Ma di cosa aveva sete il Signore?Non certo o almeno non solo di acqua.La sete e l’acqua sono solo un segno, una “scusa”…hanno naturalmente un significato più profondo.Gesù ha sete di noi, delle nostre anime, e noi, a nostra volta, abbiamo “sete” di Lui.“Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” così diceva Sant’Agostino che aveva per tanti anni cercato di soddisfare la sua sete con le cose e i piaceri di questo mondo e finalmente scopre in Gesù che continuava a cercarlo, l’unica fonte di acqua viva.Di fronte a Gesù allora anche tu oggi interrogati sulla tua “sete” …Ti accorgi che in fondo noi siamo sempre assetati di tante cose che però non ci danno piena soddisfazione?Solo Gesù ci può dissetare completamente, solo se crediamo in lui e cerchiamo di stare con Lui e di vivere per lui, allora tutti i nostri desideri, le nostre aspirazioni avranno una risposta che ci potrà soddisfare.Certo, tutto questo richiede da noi impegno e generosità, ma se ci lasciamo guidare da Lui, nulla ci potrà preoccupare e niente sarà per noi impossibile da spiegare e soddisfare: troveremo il perché ultimo di ogni cosa, primo fra tutti il perché della nostra vita. Eccoci qui allora davanti a questa fonte di acqua viva che è il Signore per abbeverarci di Lui, per riempirci di Lui…Facciamo allora il “pieno” di quest’acqua viva, così che, come dice Gesù alla Samaritana, diventi in noi sorgente di vita!Rinnoviamo il nostro Battesimo quando per la prima volta ci siamo incontrati con il Signore che ci ha donato quest’acqua viva e, come la Samaritana, andiamo di corsa dai nostri fratelli ad annunciare che abbiamo incontrato il Messia, uno che “sa tutto di me” che mi ha svelato il segreto della mia vita…. Diventiamo così testimoni e missionari del Vangelo e accompagniamo i nostri fratelli al pozzo, all’incontro con il Salvatore del mondo.

Don Mario

Papa Francesco compagno di strada , Gesù tra noi

Siamo arrivati a metà del nostro cammino Quaresimale, un cammino dedicato.da secoli soprattutto nel rito ambrosiano alla riflessione e alla catechesi sul Battesimo.Dopo il segno dell’acqua della settimana scorsa ecco un altro elemento su cui riflettere ed è l’amore paterno di Dio e la sua vicinanza a ciascuno di noi che nel Battesimo si manifesta nel riconoscerci suoi figli. Siamo consapevoli di questo grande dono? Forse tante volte anche noi ci siamo lasciati tentare come i “giudei” (categoria di fedeli purtroppo presente in ogni religione) e abbiamo preferito un dio “vitello”, robusto, messo su un piedistallo, pieno di forza e di vita fisica, costruito dalle nostre mani, a nostra immagine e somiglianza. Troppe volte ci adagiamo sulle nostre sicurezze, il nostro essere battezzati diventa una garanzia che ci dà diritto di per sé stessa a ritenerci figli di Dio senza dimostrarlo con la nostra vita o peggio ancora offrendo una immagine stravolta di Dio.Ora sei qui davanti all’Eucarestia, non davanti a un “vitello” ma ad un agnello, l’Agnello di Dio, immagine di un Dio che fin dall’Antico Testamento, (vedi la prima lettura):… scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il SignoreDio misericordioso e pietosolento all’ira e ricco di amore di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». (Es.34,5-7)Questi sono anche chiamati i 13 attributi di Dio secondo il popolo di Israele, un Dio non certo “vitello” ma “agnello”, che scende al nostro livello, che si ferma presso di noi, che ci fa conoscere il suo nome, che si mostra a noi con le sue doti di misericordia, pietà, pazienza, sovrabbondanza di amore, fedele sempre, che non lascia senza punizione e castiga fino alla terza e alla quarta generazione ma che perdona e che mantiene il suo amore intatto per 1000 generazioni, e che ha realizzato tutto questo in Cristo, l’Agnello di Dio.Al termine di questa settimana, sabato prossimo, sarà tra noi Papa Francesco, Vicario di Cristo, per visitare questo popolo numeroso in Milano. Preghiamo per lui che ci farà sentire oggi, ancora più vicino l’amore misericordioso del Padre.

Buon cammino.

Don Mario

Il pianto di Gesù

Il Vangelo di ieri della risuscitazione di Lazzaro ci porta a riflettere sul mistero della risurrezione della carne, mistero che si può capire, non a partire dal nostro desiderio di andare “oltre” la morte, ma dalla capacità di accogliere quel senso nuovo della vita, secondo il Vangelo, che Gesù risorto ci vuole donare. Infatti: come Lui è stato raggiunto dal desiderio affettuoso del Padre Suo di averLo per sempre accanto a Sé, facendoLo risorgere da morte “per opera dello Spirito Santo”, così anche noi siamo oggetto di un amore speciale da parte Sua che vuole averci accanto a Sé, per sempre.Perché Gesù risuscita Lazzaro? Anzitutto e semplicemente per il grande affetto che gli portava. Del resto, più volte si fa notare nel racconto che era Suo amico. Infatti, “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”. Questo spiega la sincerità appassionata del Suo pianto, davanti alla tomba. Come Lazzaro, anche noi lasciamoci trasformare e liberare dall’amore del Signore. Troppe volte siamo legati da bende mortali, abbiamo una pietra sul cuore o addirittura al posto del cuore. Anche su di noi tante volte Gesù piange nel vederci prigionieri della morte.Prova a dare un nome alle “bende” che ti tengono legato nel peccato, nel sepolcro.Se però vogliamo accogliere il dono della Sua risurrezione, è decisivo partecipare anche della Sua morte. Un passaggio delicato, che chiede a noi di imparare, nei giorni che passano, poco alla volta, a saper morire per amore, a liberarci da tutte le nostre schiavitù esercitandoci costantemente a saperci abbandonare a un amore più grande, a vivere e morire, proprio come ha fatto Gesù e profondamente in amicizia con Lui.Una bellissima antifona della liturgia ambrosiana canta così: “Morivo con te sulla Croce, oggi con te rivivo; con te dividevo la tomba, oggi con te risorgo.” Per questo, a Marta che voleva comprendere le Sue parole, Gesù risponde non teorizzando la resurrezione, ma dicendole semplicemente: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Gv 11,25).Lasciati afferrare dall’amore di Gesù, mettiti in sintonia con Lui e con il suo Amore per tutti quelli che si trovano chiusi nel sepolcro del loro egoismo e del loro peccato, accompagna Gesù a visitare ogni sofferenza, ogni lontananza, ogni male del mondo, cominciando dal tuo fino alle periferie dell’umanità. Sii pronto a rispondere alla grazia del Signore che ti invita a “uscire fuori” dal sepolcro a vivere la tua vita per amore fino in fondo, ma soprattutto senti il calore dell’amore e delle lacrime di Gesù su di te, lasciati lavare dalla sua Grazia e riscopri ancora una volta la sua amicizia.  Sono ancora molto vive le emozioni e la gioia profonda che la visita del Papa ha portato nel carcere di San Vittore. Molti, bendati e rinchiusi nel loro sepolcro hanno sentito l’amore di Gesù venirgli incontro e si sono sentiti risuscitare. Anche a te allora…. Buona risuscitazione….

Don Mario

Come il Piave

Anche oggi abbiamo ascoltato la voce del Buon Pastore che ci ha chiamati e come pecorelle siamo qui perché ci fidiamo di Lui, perché sappiamo che Lui ci conosce per nome, ci ama e ci chiama.Oggi in particolare, ci vuole far partecipi di una sua preoccupazione, vuol condividere con noi un suo desiderio: quello di poter essere vicino a tutte le pecore che sono disperse e che hanno bisogno di qualcuno che le guidi, in particolare a tutti i ragazzi, i giovani e gli adulti che ancora non lo conoscono!Innanzitutto, c’è tanto bisogno di sacerdoti che come il Buon Pastore raccolgano il gregge! Come sarebbe bello per esempio che nella nostra parrocchia ci fosse ancora un prete solo per l’oratorio ma purtroppo non è possibile perché ci sono nella nostra diocesi persino numerose parrocchie senza il parroco.Perché succede questo? Perché ormai ci sono pochi sacerdoti.Noi sappiamo però che il Signore non smette di chiamare tanti giovani e tanti ragazzi eppure sono sempre meno quelli che hanno il coraggio di rispondere di sì al Signore.La Parola di Dio di ieri ci ricordava che già nella prima comunità di Gerusalemme gli Apostoli non riuscivano a venire incontro a tutte le esigenze dei discepoli e così, intercettando il mormorio, vengono chiamati alcuni laici generosi e disponibili ad assumersi la responsabilità di mettersi al servizio dei fratelli per portare la carità e assistere i bisognosi.Anche oggi c’è bisogno non solo di sacerdoti ma anche di tanti altri, uomini e donne che si mettano generosamente al servizio dei fratelli che portino un po’ il peso del Pastore e non siano invece di peso a tutta la comunità con le loro sterili critiche e mormorazioni.Per fortuna nella chiesa non ci sono solo quelli che mormorano, dividono e distruggono, ma tanti invece che con il loro impegno fanno crescere il regno di Dio e il gregge: questi sono coloro che capiscono le difficoltà e responsabilmente si prendono a cuore i problemi e le situazioni difficili. Pensiamo ai molti diaconi anche sposati che svolgono il loro ministero, ai numerosi catechisti, educatori, animatori, a tutte quelle persone che aiutano ogni giorno in parrocchia, mettendosi gratuitamente al servizio dei più poveri, dei bisognosi e della comunità ma c’è ancora tanto bisogno…. c’è bisogno anche di te ma soprattutto di sacerdoti perché se non c’è qualcuno che dia la vita e si dedichi totalmente alla comunità, questa non si regge; se non c’è chi si mette al servizio dei fratelli e rende presente e visibile il Signore Gesù che perdona, che celebra l’Eucarestia, che guida con la Sua Parola, non può esistere una Chiesa.Oggi in maniera particolare dobbiamo pregare perché il Signore ci renda sempre più disponibili ad ascoltare la sua voce e rispondere generosamente alla sua chiamata.Ricordiamo anche le suore, i religiosi e i missionari che, con il dono della vita, rendono presente e visibile l’amore del Buon Pastore. Mettiamo anche di fronte a Lui i nostri ragazzi e affidiamogli i fidanzati che si stanno preparando alla celebrazione del Matrimonio.Stringiamoci attorno al Buon Pastore e partecipiamo alla sua preoccupazione, al suo desiderio di essere vicino a tutti. E …. intanto facciamoci un esame di coscienza: sei forse anche tu qualche volta più simile al Piave che a Gesù?

Don Mario

Un inquilino speciale

Anche oggi sei qui davanti al Signore un po’ per abitudine ma forse anche un po’ per amore perché sai che Lui è importante per te ed è l’unico che sa ascoltarti e che ti conosce fino in fondo.Come si fa a sapere che gli vuoi bene?Ce lo ricorda il Vangelo di ieri: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” e”Se uno mi ama, osserverà la mia parola”.A questo punto devi chiederti se davvero metti in pratica la sua Parola, i suoi desideri o ami solo a parole?Non posso dire di voler bene a qualcuno se poi non faccio di tutto per fargli piacere, per fare quello che lui desidera e in questo caso il Suo desiderio corrisponde anche alla mia gioia vera e piena.Forse non sempre è facile capire quello che Lui vuole da me perché spesso faccio fatica a capire la sua volontà ma questo capita anche perché la mia amicizia con lui non è così salda.Insomma amore e amicizia vanno di pari passo, più amo e più divento amico e più divento amico e più amo e lo dimostro con i fatti.E anche il mio Amico mi dimostra con i fatti il suo amore per me, dice il Vangelo di ieri:”Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e penderemo dimora presso di lui”Ecco il regalo che fa il Signore ai suoi amici, tutta la Trinità viene ad abitare presso di noi, prende la sua dimora. Proprio come adesso, a te che apri il tuo cuore, che dichiari la tua amicizia, il Signore fa il dono di venire ad abitare la tua vita, di mettere su casa da te, di farti diventare Tempio vivente di Dio e di farti partecipe della sua stessa vita.Con un “inquilino” così puoi stare tranquillo, niente ti farà più paura e soprattutto potrai sentire e godere della luce e della pace che solo Lui sa mettere dentro il nostro cuore, l’importante è che tu faccia la sua volontà non a parole ma con i fatti obbedendo ai suoi comandi, amando come Lui e donando la tua vita come Lui.Prendiamoci allora l’impegno di vivere sempre più con coerenza il Vangelo e così non ci capiterà di “sfrattare” questo inquilino così importante ma soprattutto prendiamoci anche la responsabilità e l’impegno di farlo conoscere agli altri mettendo in pratica l’opera di misericordia che ci ricorda di “ammonire i peccatori”. Anche noi siamo responsabili della salvezza degli altri e quindi dobbiamo impegnarci per aiutarli, con le parole, con l’esempio e la preghiera. Il messaggio centrale di Fatima è: “pregare per i peccatori che si convertano!”Ricorda oggi in particolare nella preghiera i nostri chierichetti che si sono presi l’impegno di servire il Signore perché possano essere sempre fedeli e il Signore possa riempire di gioia la loro vita. Affidiamoli ai piccoli S. Francesco e S. Giacinta e ricordiamo anche i nostri ragazzi che fra poco faranno la prima Comunione, il Signore possa sempre abitare nei loro cuori.

Don Mario