La Favola di Natale 2021 Hey Gesù !

Si chiamava Pietro ma era un nome troppo di Chiesa per lui che non era quasi mai andato a Messa prima della Cresima e … figuratevi dopo, e così si faceva chiamare Piter, tanto il codice fiscale era uguale. Faceva la terza media, gli piaceva viaggiare sui social, costruire mondi fantastici e sterminare nemici virtuali. Studiare, invece, un po’ meno, anzi molto, molto meno, ma soprattutto gli piaceva tanto una sua compagna di classe, Maria, nome troppo di Chiesa anche quello e che lui aveva sostituito con un più confidenziale Trudy. Ma veniamo alla nostra storia. Un giorno, la Trudy, all’uscita dell’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale, un po’ imbarazzata gli disse: “Vuoi venire al mio debutto in Chiesa? Devo fare Maria nel presepe vivente e quindi, come Madonna, devo cantare per la prima volta da solista!” Un po’ perplesso per la scelta della location (la Chiesa) per questa prima della sua Trudy, non potè tirarsi indietro, si trattava forse di una specie di Talent show dove la sua amica avrebbe cantato come Madonna e chissà, sarebbe stato il primo di una lunga serie di successi che l’avrebbero resa famosa, avrebbe fatto tournè in tutto il mondo e lui, il Piter, sempre al suo fianco.

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Caro Sergio ti scrivo……..

Caro Sergio ti scrivo…. per farti ridere un po’, sì perché ogni volta che ci incontravamo la gioia e il sorriso non mancavano mai, anche se parlavamo dei nostri ed altrui mali, finivamo sempre con un sorriso e tu eri sempre contento di incontrarmi. Mi piacerebbe tanto che anche questo incontro di oggi sia illuminato dal sorriso. I primi giorni in cui tu sei venuto ad abitare con noi, avevo subito notato che era stato aggiunto un nome nuovo sui citofoni “Timoteo”, uno pseudonimo che avevi scelto e così anch’io ho cambiato la mia targhetta in “Tito”. Voleva essere il segno dell’amicizia che, come discepoli del Signore, avremmo sperimentato in questi anni. La nostra è stata un’amicizia fraterna molto forte. Io vedevo in te un fratello maggiore e ammiravo la tua devozione e umiltà, quante volte invece tu mi hai messo al primo posto, facendomi sentire più grande di te, se devo rimproverarti un peccato è quello di aver avuto troppa stima per me. Quando ci incontravamo, tu congiungevi le mani, abbassavi la testa e dicevi “Padre ci benedica”, e io con larghi gesti delle braccia tracciavo segni di croce su tutti i presenti, devo ammettere che mi hai fatto sentire un po’ vescovo… Ma ti ho ricambiato subito quella sera in via Giusti, quando avrebbe dovuto arrivare l’arcivescovo per la recita del Rosario e tutto era ormai pronto, suonatori, sedia damascata, banner di benvenuto, arrivò la notizia di una improvvisa indisposizione e allora mandai a prendere la croce pettorale con la quale eri stato insignito da un vescovo dell’oriente e ti invitai a presiedere come delegato arcivescovile la preghiera marina. Oggi ancora una volta ti voglio benedire per tutto quello che mi hai donato con il tuo esempio e la tua vita sacerdotale. Quante persone, in questi giorni mi hanno chiesto di te e mi hanno confidato la gioia di tanti cammini fatti assieme a te, quanti bei ricordi preziosi hai lasciato nel cuore di molti, era impossibile non volerti bene, anche se qualche volta ti mostravi un po’ burbero ma penso che era a volte un sintomo di timidezza e a volte un modo di scherzare.

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